«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

martedì 16 luglio 2013

Fosse solo la punta dell'iceberg?

QUANDO VEDI UN CICLISTA COME DAMIANO CORRERE IN MODO TALMENTE STRAMPALATO, VIENE DA CHIEDERTI SE IN LAMPRE CI SIA QUALCUNO CHE PARLI, ASCOLTI, ABBIA UNA MEZZA IDEA DA QUALCHE PARTE.
E per fortuna ci pensò Matteo Trentin, che vincendo a Lione non solo riportò all’Italia una vittoria di tappa dopo tempi infiniti (come al Giro-Donne), ma che tolse l’attenzione sull’azione ciclistica di Cunego, nella Saint Pourcain sur Sioule – Lyon. Però se uno ha un minimo di cognizione di causa, un’azione come quella intrapresa dal veronese nella frazione del Tour è poco capibile, a meno che non sia stata questione di puro orgoglio. Ma Damiano forse riesce a interpretare meglio di tutti l’immagine ciclistico/casinistica che la Lampre da un’anno e passa ad oggi ha regalato ogni tanto. Si cominciò nell’inverno 2011/2012 con l’inseguimento contrattuale al DS Damiani, che arrivò in ammiraglia blu-fucsia a stagione iniziata da un bel pezzo, dopo tribolanti procedure burocratico/contrattuali con la Lotto. Arrivò il Giro d’Italia con Scarponi capitano, e Cunego che dieci giorni prima viene messo in squadra per la corsa rosa, quando sembrava deciso che il veneto avrebbe corso il Tour dopo le classiche, per la gioia di Scarponi e le discussioni che questa scelta portò, con Damiani che cercò di smussare alla meglio durante il Giro. Poi lo stesso Damiani che finita la stagione saluta tutti, dopo aver trovato una situazione difficile, se non impossibile, per quella ch’era la sua idea di programma di lavoro, di fronte ad alcuni ciclisti che non volevano saperne di provare ad allenarsi e impostare la stagione agonistica con programmi diversi dal solito. Durante l’inverno la questione Scarponi, assente nella riunione di carattere fotografico (quella per gli scatti a favore degli sponsor) dedicata agli atleti italiani della squadra, e con risposte vaghe da parte del ciclista stesso e della società sul come mai, con l’assenza dell’atleta di Filottrano, mancasse appunto uno dei capitani. Poi l’arrivo in Lampre di Filippo Pozzato, che dopo aver deluso nuovamente nell’ennesima campagna del Nord, viene a lamentarsi di non avere mai avuto una buona condizione, se non anche di averla peggiore degli altri anni. Petacchi che lascia il ciclismo, e subito dopo accetta di correre come gregario di Cavendish, ma non può farlo per questioni riguardanti le modalità dei contratti professionistici. Petacchi che si sta allenando ancora, perché appena possibile tornerà in gara con Cavendish. Quindi la voglia di faticare c’era ancora. Forse qualcuno gliel’aveva fatta passare? Infine ecco Damiano che al Tour non va avanti – almeno fino al momento in cui vengono scritte queste righe – dopo aver saltato il Giro apposta ed aver fatto quasi solo presenza al Campionato Italiano, e che nelle interviste pare il primo ad essere poco convinto delle cose che dice. Uno di quegli ambienti in cui sembra ci sia solo la voglia di veder finire la stagione il prima possibile. Sulla Lampre è sempre aperta la questione sul caso doping aperto pochi anni fa. È quello il fulcro si cui sta girando quasi a vuoto la squadra blu-fucsia?

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