«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

giovedì 20 giugno 2013

Qualcuno sapeva?

IL CASO LAMPRE VERSO IL BIVIO: DA UNA PARTE LA SPERANZA DEGLI AVVOCATI, DALL’ALTRA QUELLA DELLA PROCURA DI MANTOVA. SU SCHWAZER LA SITUAZIONE SI COMPLICA. IN PEGGIO. IL TAPPETO STA DIVENTANDO TROPPO PICCOLO?
La Gazzetta dello Sport spiega che a luglio verrà deciso se sul caso Lampre si finirà in tribunale, oppure se gli avvocati potranno coltivare la speranza che la trafila burocratica si possa dilungare a dismisura, per superare la soglia del Gennaio 2017 quando scatterebbe la famosa prescrizione, una delle prese per il sedere più note ai più. Nell’inchiesta avrà parte anche Alessandro Donati per una consulenza – un centinaio di pagine scritte – richiesta dal GUP, e quindi nubi grigie s’intravedono all’orizzonte per chi voleva fare il furbo. Parlando di furbi il caso di Alex Schwazer diventa più grosso. A quanto pare la favola del “Ho fatto tutto da solo” non ha convinto – non l’aveva fatto mai, fin dall’inizio – gli inquirenti. Si sospetta fortemente che alcuni, tra dirigenti medici e allenatori, sapessero. La Procura di Bolzano ha requisito documenti presso gli uffici del CONI e della Fidal (la Federazione di atletica) nei giorni scorsi. La cosa fa girare le scatole al CONI perché gli indagati sono si tutti della Fidal, ma l’immagine conta.
Franco Arturi nel numero odierno della ‘rosea’ (20 giugno, pagina 21), scrive con stupenda sintesi; “…Non ci fossero procuratori, giudici e Carabinieri, ben poco si saprebbe del doping nel nostro Paese”. Quando tempo addietro Ettore Torri sconvolse il ciclismo italiano, venendo attaccato da mezzo mondo sportivo/ciclistico nazionale, perché disse che i ciclisti indagati dissero davanti a lui che si dopavano perché altro non facevano che adeguarsi agli altri, venne quasi descritto come un vecchio rimbecillito che in preda allo sconforto si sfogò in quel modo. Che le sue frasi ‘ad altezza uomo’ dovevano essere più precise non c’è dubbio – non tutti i ciclisti imbrogliano – ma di certo chi s’inalberò per quelle dichiarazioni non fa parte del mondo che denuncia, se non nel ‘dopo’ di vicende ormai impossibili da nascondere. Il famoso tappeto sotto la quale la polvere è stata nascosta per anni, ormai mostra una gobba sospetta alzarsi dal pavimento. L’olezzo che ne esce non è certo di violette primaverili, ma piuttosto di una Nazione che dal punto di vista storico/sportivo per il doping è meglio stia zitta prima di guardare agli USA (Armstrong) o alla Spagna (Fuentes). Conconi non è un’americano, Ferrari non è uno spagnolo.

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