«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

mercoledì 26 giugno 2013

Pronto al via il Giro-Donne. Che Italia sarà?

LA 24^ EDIZIONE DEL GIRO D’ITALIA FEMMINILE SALE SULLA PEDANA DI PARTENZA. E’ GIA’ UNA VITTORIA. ANCHE STAVOLTA LE MIGLIORI CI SONO TUTTE. ITALIA CARA, BATTERAI UN BENEDETTO COLPO?
IL PANORAMA – Guardando alla situazione economica che attualmente sta gravando pesantemente in ogni settore, è già un successo che il Giro-Donne di quest’anno possa abbassare la bandierina del chilometro zero. Soldi ce n’erano (e ce ne sono) ben pochi, e la stessa FCI ha scelto di dirottare quelli che poteva spendere verso le ragazze. Ci sono un paio di giorni di gara in meno, ma poteva non esserci nemmeno quella. Chi ne ha fatto le spese è stato il Giro Baby, anche se il discorso che riguarda quest’ultimo è un po’ particolare. Il ‘papà’ del Giro Baby – oggi Giro-Bio – è Giancarlo Brocci. Uno che nell’assoluta buona fede guidata dall’entusiasmo, ha però fatto diversi passi più lunghi delle proprie gambe. Comunque stiamo certi che se fosse stato per alcuni dirigenti dilettantistici, il Giro-Bio anni fa non sarebbe manco partito. La Federazione dice che ha puntato sul Giro femminile perché nel settore Under 23 le corse non mancano e perché le donne danno continuità di risultati (Mondiali e medaglie), motivandone l’appoggio. Forse il motivo vero che ha fatto spostare l’ago della bilancia verso le ragazze sta nel fatto che il Giro-Donne costa comunque di meno.
TRENTATRE’ A ZERO – Da una parte possiamo trovare speranza sulla legge dei Grandi Numeri, e dire “Dai che adesso arriva!”, perché se dovessimo basarci sui risultati, il bilancio di Casa Italia non regala numeri ottimistici. Anche l’anno scorso la situazione vittorie è stata un encefalogramma piatto. L’ultima vittoria italiana nella generale guarda al 2008 con Fabiana Luperini – che, alla verde età di 38 anni, fu anche la miglior italiana nell’edizione scorsa – mentre l’ultima vittoria di giornata è datata 2009, nella frazione Fossacesia – Cerro al Volturno di 110 km. dove Noemi Cantele s’impose, bene, davanti a Giorgia Bronzini. Di lì l’eclissi, il vuoto, un’attesa che attualmente conta 33 tappe consecutive senza vittorie di casa. Per una Nazione che a livello di ciclismo femminile vince da diversi anni, con la Nazionale, almeno una medaglia ogni anno, è un’eternità. Ecco divertiamoci coi numeri: negli ultimi 5 anni l’Italia ciclistica femminile ha vinto più Mondiali che tappe al Giro.
LE NOSTRE RAGAZZE – Tra le atlete che avrebbero goduto di sguardi interessati per vederla in opera vi era Elisa Longo Borghini, maglia bianca nel 2012, vincitrice del Trofeo Binda a marzo. Invece il brutto volo patito al campionato Nazionale ne ha tarpato le ali, anche per il resto della stagione. Una legnata pesante, anche nell’ottica della maglia azzurra. C’è stata la conferma di Rossella Ratto, terza nella prova in linea, e non è questa una sorpresa. Tra le gambe giovani la vedremo spuntare nelle posizioni migliori del gruppo? Teniamola d’occhio. Insieme alla Longo Borghini e alla Scandolara, è considerata il talento di domani. Forse possiamo finalmente sperare nella fine del digiuno verso le affermazioni di giornata, con Giorgia Bronzini in primis – seconda ai Nazionali – a guidare la lista delle atlete che inseguono una benedetta vittoria di tappa. Con lei, su questo, troviamo anche la Cantele, che però vive di pronostici affidati alla fiducia, visto che ha dovuto rinunciare a giocarsi il titolo italiano domenica scorsa. L’ex iridata Marta Bastianelli l’anno scorso ha chiuso a un’ora e un quarto di distacco dalla Vos. Pigliamo l’aereo e andiamo molto in alto. Adesso guardiamo giù: dopo il Mondiale (2007) il suo risultato di miglior rilievo rischia di essere il 3° posto al Campionato Italiano nella prova in linea dell’anno scorso. Poca roba, visto che la stessa atleta era fiduciosa di poter tornare a bei livelli di competitività già da un paio di stagioni. Dal vecchio 3° posto al 1°: la Borgato ex-tricolore che ciclista è? Dopo il primo Giro responsabilizzato dal titolo nazionale in linea, capiremo quali sono le sue caratteristiche di atleta? A ventiquattro anni si può iniziare a intuirlo. Se parli della ‘vecchia’ tricolore, allora ormai parli anche della nuova. Ma i soli vent’anni di Dalia Muccioli reclamano sacrosanta tranquillità. Chi ormai i vent’anni li ha passi da un pezzo è LEI. Ciclista che scendendo dal Mortirolo due anni addietro sfiorava la poesia – e come Tex Willer le leggi della fisica – ma che sembra non riuscire più a pigliare il treno per il Giro, visto che alla vittoria di quest’ultimo ci ha gironzolato attorno in alcune stagioni ma non l’ha mai centrata. Ha chiuso la scorsa edizione con ben 9 minuti dalla Vos. Da due anni corre un Giro sempre d’attesa, sbagliando, perché le doti per far ammattire le altre ce le ha. È ancora la miglior italiana per le gare a tappe, anche se l’anno scorso la rediviva Luperini le arrivò davanti. All’antipasto ‘trentino’ la quasi ventinovenne vicentina ha chiuso la generale al 2° posto, poi ha rivinto il titolo italiano a cronometro. Segnali silenziosi di una condizione in crescita? Forse, ma una corsa di due giorni non fa testo per un’altra che durerà una settimana e spiccioli. Come da tradizione, è notorio che chi scrive non ricorda il nome dell’atleta in questione. E qui ci si ferma sul discorso atlete, anche se ci sarebbero le forti straniere. Ma cosa vuoi parlarne se buona parte degli appassionati non conosce manco le ragazze nostre?
W LA RAI? – Eravamo partiti da Ferretti e la sua; “Un uomo solo al comando. La sua maglia è bianco-celeste, ….” ecc. ecc, per arrivare a; «L’alcool non è compatibile con la nostra telecronaca» Questa l’ormai leggendaria frase da cui ripartiamo, espressa dal telecronista Piergiorgio Severini nell’ultimo giorno di corsa l’anno passato, coadiuvato da Silvio “Assolutamente” Martinello. L’abilità soporifera di Severini al microfono è cosa nota. Facilmente saranno ancora loro i due compari telecronisti dell’evento. Più che Renato Zero da parafrasare, o l’anonima alcolisti da sollecitare, viene in mente l’idea dello scorso anno in cui si apriva una “finestra”, appena finita la tappa del Tour, per dire com’era finita la frazione del Giro femminile, e che sarebbe stata trasmessa di lì a un paio d’ore su RAI-Sport. Un’idiozia da medaglia d’oro, visto che già le ragazze le seguono in pochi, se poi mi racconti due ore prima della registrata com’è finita, andiamo tutti all’osteria e tanti saluti (che magari incrociamo pure Severini…). Quest’anno sarà la stessa menata? Sul fronte del pubblico partecipante, indimenticabili le immagini della cronometro di Roma – e parliamo di Roma non di Feltre, che magari ci farebbe anche bella figura – nell’ultima edizione. Strade deserte, con le atlete che per vedere 15 persone tutte insieme dovevano arrivare al traguardo. Il Giro-Donne riparte anche da qui, questione ormai nel DNA della corsa stessa.

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