«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

sabato 1 giugno 2013

Giugno; l'editoriale.

“Basta veramente una faccia buona come quella di Nibali per avere un rilancio del ciclismo italiano? Neanche un po’. Però dopo gli anni di Basso la stampa doveva trovare un viso, un nome-simbolo su cui appoggiarsi. Una situazione che non è da invidiare, e che bene non ha mai portato. Fu così negli anni 90’ per Pantani, nel decennio successivo per Basso, mentre a quanto sembra è stato deciso che questo decennio avrà in Vincenzo Nibali il nostro portabandiera. Certo non è facile per i vari leccap.... per i vari esperti microfonati – quelli che conoscono tutto dei ciclisti ma che non sapevano mai, pensa che sfiga! – dover ammettere a denti stretti che negli ultimi 15 anni gli appassionati sono stati presi per il sedere in maniera pesante, con stampa e tivù che a turno esaltavano senza respiro, con all’incirca le stesse parole di oggi per Nibali (buona fortuna Vincenzo!), i vari campioni che oggi tutti si accorgono arrivassero da un’EPOca particolare. La cosa bella è stato il vedere come il gruppo di oggi abbia mandato in malora Di Luca senza se e senza ma, cosa che la generazione ciclistica precedente non faceva, se non in casi conclamati e oltre la decenza, vedi Rumsas e Frigo, recidivi e con le rispettive mogli a fare da addette ai ‘trasporti speciali’, oppure Riccò che stava sulle scatole a tutti anche per la strafottenza dimostrata fin dall’inizio della sua carriera professionistica. Al Giro abbiamo visto un deludente Filippo Pozzato. Non ha praticamente mai messo il muso fuori dal gruppo. Pozzato cambia squadre e ogni primavera stecca in qualcosa. Per diverse volte ha girato e rigirato intorno alle vittorie importanti, e intanto arrivano ciclisti più giovani che lo sorpassano in termini di risultati e palmares. Lo capirono alla Katusha due anni fa (Tchmil è uno a cui non gliela racconti). È l’ultimo vincitore italiano della Sanremo (2006) ed è stato Campione d’Italia, ma si abbia il coraggio di scrivere che la sua carriera è molto deludente rispetto alle chiacchiere che lo circondavano in base al suo talento. Lasciò la squadra di Scinto dove vi era approdato per “ripartire”, con un contratto di una sola stagione (un caso?) per poi andarsene appena apparve la possibilità World Tour targata Lampre. I giornalisti usano la parola “riflessione” quando non hanno il coraggio di criticare apertamente qualcuno, ma Pozzato rischia veramente di far passare un’altro anno in cerca della gloria. Lui che da ormai 6 o 7 anni è il talento che prima o poi……e al cui confronto le stasi di risultati di Cunego oppure Basso sembrano un mirabolante ciclo vincente. A proposito di stasi, che Italia sarà quella che, nei rispettivi colori ciclistici, correrà il Giro-Donne? Infatti con la fine di questo mese partirà il Giro femminile. Sulla corsa rosa si scriverà un po’ più nel dettaglio tra qualche settimana, ma le prospettive non sono diverse dal solito. Certo c’è il nome nuovo della Longo Borghini, ma è incredibile di come un ciclo di atlete che in Nazionale spacca il mondo da anni, al Giro non riesca a vincere almeno una tappa da diverse edizioni. Comunque delle nostre ragazze si scriverà più avanti. Intanto ricordiamoci che la fatica è unisex, con la speranza che la RAI non abbia la pensata di dire l’esito – come l’anno scorso – della tappa di giornata che faranno vedere di lì a due ore. Poi lamentati che nessuno ti guarda! Anche se in quel caso c’era la ‘finestra’ all’interno della tappa del Tour de France.”

1 commento:

filippo ha detto...

La Sanremo del 2006 l'ha vinta per sbaglio, e comunque una vita fa. Al di la di quello che si racconta del suo extra corsa, resta un corridore sopravvalutato e che non taglierà nessun altro traguardo importante.
Cunego almeno ha la decenza di stare zitto, non di accampare scuse a ogni fallimento, come l'ex golden boy del ciclismo italiano.