«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

domenica 7 aprile 2013

Il signore del Nord è ancora lui (ma che Vanmarcke!).

Stavolta ha dovuto sudarsela più del previsto, fino a giocarsela in volata, ma Cancellara non ha perso un altro appuntamento con la storia della Roubaix. Una corsa che fino a 38 chilometri dalla fine non ha dato vita ad azioni eclatanti, per poi aprirsi a una dozzina di uomini rimasti davanti grazie ad una specie di ‘selezione naturale’ data da cadute e pavè. C’è stato un momento, quando Cancellara era appena rientrato sul gruppetto di testa, mancavano 31 chilometri, in cui chi aveva gambe poteva dagli il colpo inaspettato e risolutore. Ma era questione di gambe, appunto. Fatto sta che un Cancellara così guardingo poche volte lo avevamo visto, calcolatore, paziente, controllore della ‘sua’ corsa, visto che Boonen è fuori servizio. Comunque il Cancellaa sfinito del dopo vittoria in volata è cosa rara da vedere. Ma lo svizzero aveva già capito che staccarsi di ruota il belga Vanmarcke con Stybar (gli unici a tenergli testa verso il finale) non era cosa facile. L’accelerazione che lo svizzero a dato a 15 chilometri dalla fine avrebbe ammazzato chiunque, non i due anche se Stybar si è staccato quando ha rischiato un gran volo dopo ave sbandato sul pavè, perdendo fatalmente contatto. Da quel punto è stata tutta una questione di vedere se Fabian riusciva a staccare Vanmarcke, ma quando lo svizzero tentava di forzare l’altro rispondeva. La volata è stata vinta forse dal meno stanco, vista la rinuncia agli ultimi colpi di pedale del giovane belga quando mancavano 30 metri alla linea bianca. Fatto sta che con il bis tra Fiandre prima e Roubaix adesso, la stagione ciclistica 2013 di Fabian Cancellara si potrebbe già chiudere in maniera positiva. Dietro a Cancellara e Vanmarcke, troviamo Terpstra terzo, Van Avermaet quarto e Gaudin quinto. Malaccio gli italiani, anche se Paolini è stato – tanto per cambiare – il miglior combattente tra i nostri. Su Pozzato lasciamo perdere. Anzi no. Mai inquadrato se non per essere rimasto coinvolto in una caduta, lamentava nel primo dopo corsa di avere una condizione peggiore anche delle ultime stagioni. In vista del Fiandre è tornato in Italia per prepararsi come preferiva, aveva aperto la stagione vincendo e, dai suoi discorsi, anche convincendo. Ormai non è più un ragazzino e non è possibile sentirlo tirare fuori certi discorsi. Possibile che non si conosca? Dalla prossima settimana si cambia registro, e forse l’Italia potrebbe avere diverse frecce nella faretra delle speranze.

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