«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

domenica 14 aprile 2013

Eh, però, bel colpo Roman!

Mettiamola così: se a vincere l’Amstel Gold Race con un’azione simile fossero stati Nibali o Moser, la RAI adesso sarebbe ancora in collegamento per far rivedere a nastro fino allo sfinimento fisico dei telespettatori gli ultimi chilometri di corsa. Invece dell’Italia non si è visto molto. Italiano come maturazione ciclistica è invece Roman Kreuziger vincitore, con una bella fuga in solitaria, quando mancavano 7 chilometri all’arrivo ed uscito da un gruppetto di testa per tentare il poi ben riuscito assolo. Il gruppo è rientrato – dopo una corsa movimentata da diversi atleti: Van Summeren, Astarloza, Marcato, Cunego, Caruso, lo stesso Kreiziger – solamente nel finale, con la dirittura d’arrivo che non è più sul Kauberg, ma è stata spostata un chilometro e mezzo più avanti, quindi l’arrivo non è più una volata in salita com’eravamo abituati. Philippe Gilbert ha cercato di rimediare con un forte sforzo negli ultimi due chilometri, dimostrando una gamba in crescita, ma ormai il coraggio di rischiare di perdere di Kreuziger stava già dando i suoi risultati. Nel finale si sono visti un bel Valverde (2° alla fine) e una buona forma si è intravista in Gerrans (3° all’arrivo), mentre per Casa-Italia un Cunego né carne né pesce, bravi Marcato e Caruso finché ne avevano, e tiriamo una riga su Visconti, che se nella prossima settimana non combina qualcosa, non si può sapere cosa cerchi ancora in questa stagione. A metà settimana la Freccia Vallone, con il Giro del Trentino in Italia, da martedì. Per la corsa italiana 3 nomi sugli altri: Evans, Nibali e tal Wiggins Bradley.

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