«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

martedì 12 marzo 2013

Proverà ad infilzarli scendendo dal Poggio?

Una foto vecchia di un’anno e ancora attuale. Nel complesso è stata una bella gara. Come da previsioni la Corsa dei Due Mari è stata più interessante della Parigi-Nizza. La base di questo è stata la più alta qualità media dei protagonisti, accompagnati da un percorso che ha regalato tappe più dure del previsto, vedi la penultima, grazie al continuo su e giù delle strade appenniniche. Nibali bissa il successo dello scorso anno con merito, avendo costruito il suo primo posto grazie soprattutto all’azione offensiva proposta nella penultima frazione, dove non si è risparmiato nell’approfittare del tempo inclemente per staccare Froome. L’italiano è in buona condizione, certamente più avanti dei vari Evans, Contador, Cunego, Froome, Rodriguez, protagonisti che aspettiamo al varco soprattutto nella seconda metà di aprile. Andiamo verso la Sanremo con il nome di Peter Sagan a svettare come favorito, guardando ai risultati delle ultime due settimane di gare. È però troppo facile credere che gli altri dovranno accontentarsi di tenergli la ruota. Diversi saranno i possibili vincitori, per una corsa che è la più ‘facile’ tra le classiche monumento. Una gara Poggio-dipendente (anche troppo), che avrà giustamente tra i nomi da tenere in considerazione quello di Vincenzo Nibali. Come detto prima, il capitano dell’Astana ha rivinto molto bene la Corsa dei due Mari. Nelle frazioni in cui gli uomini di classifica potevano giocare le loro carte, l’isolano è stato quello più combattivo. Si aspettavano al varco i già citati Froome, Rodriguez, Contador, Sagan e questi non sono mancati. In crescita Cunego che cunegando – cioè, quando non ci pensi te lo trovi davanti, quando lo aspetti puoi aspettare – si avvicina al mese di aprile con giustificato ottimismo. Di Sagan inutile parlare, se non sentirlo ridere e sorridere della beata simpatia dei 23 anni che esterna nel suo italiano essenziale ma efficace. Ci si aspettava di più Moser (e anche da altri se è per questo, con nomi aventi pedigree ciclistici ben più pesanti) e continua l’eclissi totale del lussemburghese Andy Schleck. Puoi avere anche infortuni, ma in mezzo a tanti discorsi è dall’estate del 2011 che questo ciclista non ne vuol sapere di andare avanti. DUE VELOCI PEDALATE NELLA STORIA; guardando l’albo d’oro della Milano-Sanremo il nome del ‘solito’ Eddy Merckx splende sette volte. Ma anche l’Italia vanta un’atleta che ha fatto la leggenda di questo sport, e di questa corsa in particolare, grazie a sei vittorie dello straordinario Costante Girardengo. L’edizione dell’esordio arrivò due anni prima del Giro d’Italia. Fu nel 1907 che si corse questa classica la prima volta. A causarne la nascita ciclistica fu un primo tentativo – poi andato male – voluto dalla Gazzetta dello Sport, per promuovere la località rivierasca con una corsa automobilistica da Milano a Sanremo. La prima edizione venne così vinta dal francese Lucine Manzan, più noto come Petit Breton. Si partì in piena notte. La distanza venne coperta dal vincitore in undici ore alla media di 26 chilometri orari. La difficoltà della Sanremo è principalmente la distanza che sfiora i 300 chilometri. Infatti le sue difficoltà altimetriche non sono mai state clamorose portatrici di episodi epici. La salita che solitamente decide le sorti della gara è quella del Poggio, un’erta introdotta nel 1960 dagli organizzatori per evitare l’arrivo in volata. Altre salite sono state inserite negli anni, ma solamente con il chiaro intento di rendere più selettivo un percorso che anche oggi è sempre buon amico delle ruote veloci. Tant’è che ormai la difficoltà maggiore della Sanremo è legata alla discesa del Poggio, che non al suo risalirlo. Negli anni ’60, per dare ai ciclisti italiani una corsa di preparazione verso la Sanremo (al tempo c’era solamente la Parigi-Nizza), venne appositamente ‘inventata’ la Tirreno-Adriatico. Al tempo, quest’ultima manifestazione durava solamente tre giorni.

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