«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

venerdì 1 marzo 2013

Marzo; l'editoriale.

Mancano 65 giorni all’inizio del Giro d’Italia (per quello rosa sarebbero 119). “Con l’arrivo del mese di marzo la stagione agonistica inizia a presentare le prime corse importanti. Dopo un’inverno pesante dal punto di vista ciclistico/storico, con testimonianze più o meno celebri che hanno illustrato come le ultime due decadi sono state falsate dal doping in maniera robusta senza distinzioni di bandiere, sarebbe cosa ideale che il gruppo diventasse improvvisamente Under 25 per avere la speranza di poter ripartire con meno delusioni da qui a qualche anno. Ma siccome questo creerebbe una rivoluzione devastante soprattutto dal punto di vista economico – base di partenza per tutti gli sport quando si arriva ai livelli più alti –, questo non capiterà mai. Si diceva delle prime gare che valgono. Tra Parigi-Nizza e Tirreno-Adriatico, la seconda dovrebbe portare diversi big in Italia. Cosa sperare per la stagione che si presenta al suo continente storico? Che i protagonisti siano tutti ad armi pari – oddio, anche negli ultimi 20 anni lo erano ma in maniera diversa – e che il tempo di marzo sia ben diverso di quello di febbraio. È arrivata la notizia che il Giro 2014 partirà da Belfast. Con il Tour che il prossimo anno ripartirà dall’Inghilterra, e quello di Polonia che quest’anno partirà dal Trentino (logico, non trovate?), vien da pensare come il ciclismo non sia mai stato uno sport così universale come si sta dimostrando in questo decennio. O che forse non si è mai venduto così tanto nella sua storia. Marzo porterà la Sanremo di domenica. Ecco, bravi, speriamo che quella domenica “cadano” altri avvenimenti sportivi, così l’attenzione sarà molto più bassa del solito. Ma faceva così schifo la Milano-Sanremo di sabato? Dovremo abituarci. Per un pezzo sarà questa l’aria che tirerà. Non è una cosa entusiasmante, ma se vogliamo il grande ciclismo questa sarà la musica. E non è colpa sempre dell’UCI. Il ciclismo non ha molta voglia di ammodernarsi. Non ne ha per niente. Fin da come certe formazioni tentano di restare alle organizzazioni di 20 anni fa, con la scusante della tradizione storica. L’unica speranza è quella che arriva dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano che, dopo aver cambiato Re, adesso ha tutto quel che serve per aprire le finestre e arieggiare come Dio comanda un’ambiente dirigenziale che puzzava di naftalina marcia e ammuffita. Aria nuova nel CONI, aria nuova in politica con i Five Stars, aria nuova in Vaticano. Resiste la Federciclo con il terzo mandato consecutivo per Di Rocco. Speriamo non la paghino cara. Sul fonte rosa è arrivato l’incarico ufficioso da parte del presidente Di Rocco per Giuseppe Rivolta, vecchio patron del Giro-Donne, per iniziare il lavoro in vista della corsa di fine giugno. Di Rocco ha manifestato la speranza di un percorso meno difficile degli ultimi anni, per tenere il più a lungo vivace possibile la classifica generale. Tradotto; fammelo meno duro, così le avversarie della Vos hanno più speranze per vincerlo. Simpatica nota di cronaca sulla corsa, da quattro anni un’italiana (Noemi Cantele) non vince una tappa. Non sappiamo se nella storia del Giro femminile sia mai esistito prima un digiuno di tappe più lungo. Per la legge dei grandi numeri possiamo provare ad essere ottimisti?”

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