«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

lunedì 4 marzo 2013

Di Cunego nessuno ne parla? Perfetto, hai visto mai...

Dando un’occhiata dall’alto a quelli che sono stati gli ultimi 12 mesi della Lampre, si può aprir discorso per un pezzo analizzando ogni singola situazione. Tecnicamente parlando, il casino non è mancato. Inverno 2012: l’armata blu-fuxia di Capitan Saronni sta facendo carte false per ingaggiare Damiani e metterlo in ammiraglia. Su di lui si punta molto per dare l’inizio a un progetto che dovrebbe aprire un ciclo di lavoro di alcune stagioni. Fatto sta che Damiani – dopo un bel tribolare di tipo economico/contrattuale per poterlo avere al volante dell’ammiraglia italiana – arrivato in Lampre lavora poco più di 6 mesi e poi saluta tutti. A quanto pare senza nessun rimpianto. Mancanza di disciplina interna (per dirla semplice, qualche ciclista di rango amava essere libero di allenarsi come gli pareva) che poneva delle basi di cartapesta sulle possibilità di riuscita del progetto. Fatto sta che Damiani piglia e se ne và. Aprile 2012: manca poco al via del Giro d’Italia. Michele Scarponi è l’uomo di punta per la corsa rosa. La Lampre l’ha ingaggiato appositamente già dalla stagione precedente, visto che Cunego da anni non dà più garanzie sulle tre settimane. Ma in maniera un po’ sorprendente viene data notizia che proprio Damiano Cunego sarà della partita. Una forma fisica in crescendo al Giro dei Paesi Baschi, per fare la gamba in vista delle classiche delle Ardenne, convince la Lampre che la condizione del veronese è in crescita. La squadra guadagna in qualità come formazione di partenza, ma perde in tranquillità. Cunego che fa da gregario a Scarponi sorprende come scelta e non entusiasma in primis proprio quest’ultimo. Alcuni attriti dell’ultima settimana di Giro – favoriti da “iniziative tattiche” di corsa negli ultimi giorni che destano forti perplessità – vengono limati dalla diplomazia di Damiani (ma pensa!), tant’è che fin dalla prima settimana anche Saronni aveva dovuto aprir bocca al riguardo della strana coppia, perché i giornalisti andavano a nozze sull’argomento. Autunno/inverno 2012-2013: arriva Filippo Pozzato. Ciclista che porta le caratteristiche dell’uomo da classiche pesanti (Fiandre e Roubaix), e che per questo poco centra – quindi poco intralcia – con le gare buone per Cunego, quelle da finisseur del trittico Amstel, Freccia, Liegi. Fin quì ci siamo anche. Certamente, uno come Pozzato “non è venuto per un pezzo di pane” direbbe la buon’anima di Giovanni Agnelli. Quando la Lampre sembra essersi sistemata quasi ovunque (Pozzato, Ulissi, Scaponi, Cunego e ci sarebbe anche Petacchi agli ultimi colpi ormai appannati nelle volate), arrivano due notizie. Una riguarda Bartoli – al riguardo trovate un’articolo precedente che ne parla non molto sotto –, mente l’altra proviene dal fatto che nel raduno per le foto Lampre d’inizio stagione – di stampo prettamente pubblicitario a uso stampa e sponsor riguardanti i ciclisti italiani – Scarponi, italiano di una squadra italiana (anche se burocraticamente la sede è svizzera, ed il fisco ringrazia), non c’è. L’uomo di punta per le gare a tappe non viene convocato? C’è n’è che basta per chiedere in merito a chi comanda. Saronni da notizia che “nei prossimi giorni” (eravamo a febbraio), Scarponi e la dirigenza avrebbero parlato. Voci non confermate – e ragionandoci ci mancherebbe anche questo – parlano di un non entusiastico gradimento da parte del nuovo sponsor Merida, nell’avere in squadra Scarponi dopo le sue frequentazioni con Ferrari. Se è per questo anche Pozzato, come Scarponi, si è preso 3 mesi di squalifica proprio l’anno scorso, e proprio per lo stesso motivo. Evviva. LA VARIABILE VERONESE: In mezzo a tutte queste considerazioni, supportate dalla cronaca degli eventi riportati qua e la da quotidiani e riviste, si evince che si è parlato di Damiani, di Scarponi, di Saronni, di Pozzato, non di Cunego. Che c’entra Damiano? Diciamo che con tutte queste situazioni dirigenziali da sistemare, il suo avvicinamento alla stagione è passato in secondo piano rispetto agli anni scorsi. E se guardiamo alla carriera di Cunego, i suoi risultati migliori sono arrivati quando le luci dei riflettori erano girate verso altri protagonisti. Ricordiamo di quando nel 2011 Cunego per 4 miseri secondi non vinse il Giro di Svizzera, il tempo forse poco più che necessario a scrivere una parola di dieci lettere con la tastiera del PC? Doveva prepararsi per il Tour e non aveva nessuna mira di classifica. L’anno scorso iniziò il Giro con il ruolo del gregario. Fatte le debite proporzioni, l’adesso trentunenne di Cerro Veronese corse un Giro migliore di quello di Scarponi, in teoria suo capitano. Indecifrabile da sempre, contorto da capire nei suoi umori dai vari direttori sportivi e allenatori avuti negli anni, Damiano non fa trapelare molto le sue sensazioni. Molto chiuso caratterialmente – al suo confronto Mario Monti sembra un’allegrone impasticcato – il veronese è sempre spuntato quando niente gli si chiedeva, mentre spuntato lo appariva quando era tra i favoriti. Negli anni ’90 Gianni Bugno, uno che di carattere gli arrivava vicino, quando era dato per un ciclista finito disse: “Mi danno per finito? Tanto meglio se la pensano così. Vorrà dire che non avrò più niente da perdere e quel che verrà sarà tanto di guadagnato!”. Vinse un Fiandre e un’altro titolo italiano, e comunque Cunego non è di certo un ciclista finito.

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