«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

lunedì 4 febbraio 2013

Un pelino di sole tra gli schizzi di fango.

La triste novella ciclistica dell’ultimo ventennio ha trovato nuova linfa alcuni giorni fa, nella confessione di Rasmussen riguardo al suo uso continuo di sostanze dopanti durante la carriera. La cosa migliore di tutta questa storia – c’è una cosa migliore? – concerne alla volontà del ciclista di essere a disposizione degli organi competenti, per collaborare al riguardo di questo cancro. In teoria potrebbero scattare manette a raffica. Le tonnellate d’omertà volutamente portate avanti, dirigenziali, giornalistiche, ciclistiche, tecniche, di federazioni, sono state il concime ideale per far divulgare questa piaga negli ultimi 20 anni. Lo sport ciclistico ha vissuto circondato dal letame in maniera sostanziosa. Ma le categorie sopraccitate non potevano rischiare di rompere un giocattolo che dava loro il pane da vivere perché sapevano, e sanno ancora oggi, che se uno parla se ne tira dietro tanti altri. Una catena di Sant’Antonio costruita negli anni, condivisa per semplice convenienza professionale, e che oggi non si potrebbe rompere se non disseminando il pavimento di anelli arrugginiti. Dalla Spagna sono arrivate notizie che trasudano di ennesima presa per il sedere verso gli appassionati dello sport onesto. L’aria che tirava era quella di un temporale con qualche tuono all’orizzonte, ma il mezzo terremoto atteso sembra lontano dall’arrivare. Forse la Spagna si ritrova nella stessa situazione dell’Italia. Se il dottor Ferrari non è stato ancora portato dalla giustizia sportiva italiana davanti ad un giudice dentro un’aula di tribunale, è forse perché nel caso aprisse bocca farebbe saltar fuori una paio di tonnellate d’altarini, che alla Federciclismo di casa nostra hanno fruttato cariolate di gloria sportiva negli anni ’90, con l’Italia ciclistica ai vertici Mondiali per qualità e continuità di risultati. La Spagna facilmente ha il suo Ferrari (Fuentes), e se la metà delle illazioni che in questi due o tre anni sono vere, ce ne sarebbe per svergognare il lato sportivo della nazione iberica per anni. Intanto sono arrivate le prime pedalate dalle parti calde del globo. La notizia è che Contador non correrà il Giro, dopo che alla RAI avevano dato la notizia della partecipazione dello spagnolo alla corsa italiana. Le notizie parlano di alcuni tra i protagonisti attesi già vogliosi di fa bene, da “Matador” passando per Modolo e arrivando a Cavendish. Il Tour Down Under non è stato entusiasmante. La sensazione è che il Giro di San Luigi è più corsa. Parlando di gare, a marzo dovrebbe tornare (il condizionale è quasi d’obbligo) il Giro Ciclistico del Lazio. Gara che anni addietro godeva di un’ottimo blasone a livello nazionale, e di un certo rispetto a livello internazionale. Poi l’oblio sempre più forte, come quello del Veneto, quello del Friuli di cui non si hanno notizie certe, e nemmeno si parla del Giro di Sardegna che non era malaccio, anche se quest’ultima considerazione è strettamente personale. Per finire, una sensazione che trasuda lentamente è che la gente si sta veramente stufando a causa della situazione ciclistica legata ai casi di doping. Stufando sul serio. Se anche voi avete avuto impressioni simili parlandone con qualche amico/a ciclista, lasciate due righe che sono sempre benvenute.

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