«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

mercoledì 13 febbraio 2013

Staccatevi!!

Nel periodo dicembre-gennaio abbiamo conosciuto più in profondità l’EPOca d’oro del ciclismo degli ultimi due decenni, “grazie” alle ammissioni dell’americano Armstrong, grazie al processo Operation Puerto che si tiene in queste settimane, e ultimamente grazie alle tabelle di allenamento (allenamento?) riguardanti Cipollini, senza dimenticare Bertagnolli, le cui dettagliate confessioni sono state rese note pochi mesi fa. Le prime corsette dell’anno sono state disputate e ci prepariamo a ripartire per una nuova epoca del ciclismo. Almeno così viene presentata per l’ennesima volta dal 1998 in poi. Su chi si può costruire questo nuovo periodo di speranza? Di certo non possiamo appoggiarci troppo a chi, con questo ciclismo, ha mangiato negli ultimi 15 anni. Ora la preoccupazione dei vari leccapiedi microfonati che affollano la tivù è cercare di parlare di ciclismo, ma senza aprir bocca su “Re Leone” e le sue tabelle, in maniera che l’appassionato – notoriamente carente di memoria nelle loro speranze – dimentichi tutto automaticamente e non scopra che il doping non era solo quello di Lance. Ultime ancore nel mare dell’ottimismo sono quelle dei ciclisti che possiamo definire “under 25”, giusto per stabilire l’ultima generazione corsaiola. Nibali è il nostro rappresentante principe, peccato sia andato a correre con Vinokurov che esemplare non è stato tra doping al Tour e sospetti di corruzione alle Olimpiadi britanniche. D’altronde per il siciliano esisteva la possibilità di diventare il ciclista italiano più pagato, superando così Basso, e la cosa non era da disdegnare. In più la maggior libertà di decidersi il calendario stagionale, altra situazione certamente da considerare. Tra le squadre italiane – anche se l’Astana è forse la più nostrana tra le formazioni estere – è atteso al varco Moser (la stampa non attende altro); Ulissi, che quest’anno dovrebbe iniziare a trovare più spazio per sé; Modolo, che rischia di mandare in malora le prime corse importanti causa caduta. Non solamente loro, questo è certo. Cosa possiamo chiedere a questi giovanotti sgambettanti, che vivranno i loro migliori anni ciclistici in questo decennio? Vedendo l’aria che tira sarebbe da consigliarli d’iniziare staccando un po’ di poster dalla parete della stanza da letto, raffiguranti eroici campioni del ciclismo degli ultimi 15 anni. Perché se i loro esempi hanno queste fondamenta, tra cinque anni rischiamo di ritrovarci qui a scrivere le stesse righe con nomi diversi. Poi che uno di loro – non necessariamente uno di questi tre sopraccitati – non abbia timori a dire ad un microfono che, vedendo cosa esce da diversi anni sull’ultima EPOca ciclistica, prima di parlare osannando dei vecchi campioni delle ultime decadi come fossero semi-Dei, preferirebbe pensare ad altro. Staccarsi, prendere le distanze, andare avanti per la propria strada. E se qualche “vecchio” santone del ciclismo o qualche ex ciclista degli anni passati gli desse del ragazzetto arrogante, dicano a quel santone o a quell’ex ciclista di andare a vedere le cronache anti-doping degli ultimi tre lustri, dicendo che i giornali non li hanno scritti loro ma chi ha riportato la storia. Perché non è scritto da nessuna parte – almeno non ancora – che il passato e i suoi protagonisti devono per forza di cose essere sempre, continuamente, leccapiedamente, incessantemente osannati alla gloria del Dio Sport. Non serve molto coraggio e nemmeno alzare la voce. Basta essere un po’ stufi di essere pesi per il culo e farlo capire.

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