«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

venerdì 1 febbraio 2013

Febbraio; l'editoriale.

Mancano 95 giorni all’inizio del Giro d’Italia (mentre per sapere se ci sarà quello femminile sono aperte le scommesse!). “Sempre più spesso lo sport di alto livello dirigenziale diventa mera politica, mantenimento delle poltrone, diventa lo scambiarsi quest’ultime per far credere alla gente che si cambia. Un po’ come mettere le mutande al contrario per dire a se stessi di avercele ancora pulite. Tre diverse entità sportive di alto livello: Comitato Olimpico Nazionale Italiano, Federazione Italiana Giuoco Calcio, Federazione Ciclistica Italiana. Il primo è il gota dello sport, l’Ente che può permettersi di sedersi ad un tavolo e parlare direttamente con lo Stato, senza necessità d’intermediario alcuno. Il secondo è l’Ente che rappresenta il business sportivo più potente degli ultimi 50 anni. Il terzo quello che rappresenta lo sport più devastato dalle inchieste doping degli ultimi decenni, ma anche la disciplina sportiva che da 104 anni ci porta la manifestazione sportiva che più d’ogni altro evento racconta la nostra Nazione. Recentemente il Presidente del CONI ha lasciato l’incarico che ricopriva da 14 anni. Lo attendono alla Federbasket, da dov’era arrivato il decennio scorso. D'altronde avere come Presidente quello che per quasi tre lustri è stato il boss dello sport italiano può fare solamente comodo. All’FCI si sono svolte le elezioni più inutili degli ultimi decenni, con Di Rocco che già un mese prima era sulla bocca di tutti come probabile vincitore. Per lui terzo mandato già iniziato. In Federcalcio capita che Roberto Baggio viene preso praticamente per il sedere quando, dopo un’accordo di collaborazione con la FIGC si stufa di vedere il suo progetto di lavoro non partire mai, e capendo probabilmente sulla sua pelle quello che in molti pensavano. Il fatto che era stato inserito nei quadri dirigenziali per poterlo usare come prestigiosa medaglietta sportiva da esibire, ma nel concreto senza ricevere vera considerazione. Come lo sport avanza verso i suoi quadri dirigenziali più alti, potenti, decisivi, la storia ripercorre praticamente in fotocopia la politica. Amicizie (voti) da ricambiare (poltrone), programmi presentati tra sventolii di bandiere con relativo fiato alle trombe, e dirigenti grandi o piccoli che sono sempre pronti a stingere calorosamente la mano al dirigente potente di turno, per poi cambiar tono quando LUI, LEI o LORO non sentono. Ci si tura il naso e si va avanti. Roberto Baggio non ha voluto turarsi il naso.”

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