«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

martedì 19 febbraio 2013

Dilettanti; la proposta dell'FCI per il futuro (molto prossimo).

“Il ciclismo è cambiato e noi, che siamo stati per tutti il riferimento, ci siamo fermati a pensare quanto siamo stati bravi, mentre gli altri, dopo aver copiato diventavano più bravi di noi”. Con questa frase, rilasciata a Bicisport, Paolo Bettini riesce a riassumere quel ch’è stata l’organizzazione ciclistica italiana negli ultimi 10 anni. Così, mentre la nostra Federazione si prepara a varare un progetto di lavoro totalmente nuovo per rimettere in corsa il “movimento” ciclistico di casa nostra, grosse novità potrebbero arrivare tra un’anno nel ciclismo dilettantistico, che forse è meglio chiamare Under 23 visto che anche tra questi devono girare un sacco di soldi per tenere in piedi la baracca. L’idea riguarda la possibilità di far iscrivere nella categoria Continental le più importanti formazioni Under 23 italiane. Perché? Per il fatto che l’Italia non riesce più a vincere i Mondiali dei dilettanti, surclassata da coetanei che correndo in squadre Continental sono già belli e pronti, grazie alla partecipazione delle rispettive società a corse di qualità ciclistica più alta. L’idea è stata presentata a settembre ad alcune società Under 23 italiane dall’FCI. Ma la questione è molto complicata perché ci sono risvolti di natura economica e burocratica abbastanza rognosi. Ci sarebbero certamente dei vantaggi di tipo pubblicitario, grazie a una visibilità mediatica più vasta e di miglior qualità. Dall’altra ti ritrovi a vedertela con formazioni di più alto livello, quindi corse più difficili, dove si fa più fatica ad emergere. Come organizzazione l’Italia ha, nelle formazioni più tradizionali (l’esempio della Zalf viene automatico), delle realtà sportive che sfiorano il professionismo. Ma ci sarebbe da affrontare la sicura necessità di dove spendere più soldi all’inizio, visto che gli impegni di un calendario più allargato porterebbero a spostamenti (quindi necessità logistiche; auto, furgoni con relativi chilometri sul groppone,…) certamente più costosi. Le tasse di registrazione sarebbero più onerose (entrerebbe in gioco l’egida UCI), e ci sarebbe per forza una minore presenza nel panorama dei dilettanti. Per alcuni tecnici tutto questo discorso porterebbe dei vantaggi sul fatto che correre ogni tanto contro squadre professionistiche – che si potrebbero incrociare in corse per loro “minori” – darebbe subito ai ragazzi la misura di quel che vuol dire “passare”, e saprebbero già che aria tira una volta fatto l’ultimo salto di categoria (se, ovviamente, riescono ad ottenerlo). Per altri la cosa migliore è restare così some si è, ma nel contempo diventare il vivaio, la squadra junior di qualche team professionistico. Certamente, se questo cambiamento si farà, non si potrà stare lì ad aspettare chissà quanto. Un eventuale salire di categoria implica per una società un lavoro organizzativo più alto per quantità e qualità (e quindi parlarne con i rispettivi sponsor), e una cosa del genere non puoi deciderla aspettando con comodo il periodo ottobre-novembre. Per questo motivo chissà che già in primavera non arrivino le prime risposte in merito, siano esse positive o negative, da parte delle dirigenze più importanti del mondo Under 23 italiano.

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