«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

venerdì 18 gennaio 2013

Vicine al collasso?

IL 16 GENNAIO LE CICLISTE ITALIANE HANNO SCRITTO UNA LETTERA ALLA FEDERAZIONE. VEDIAMO PUNTO PER PUNTO LE OSSERVAZIONI DELLE RAGAZZE, CHE SE ASPETTI I LORO DIRIGENTI STAI FRESCO.
“Al Presidente, ai Vice Presidenti e a tutti i Consiglieri della Federazione Ciclistica Italiana. In primo luogo, teniamo ad esprimerVi le nostre più vive congratulazioni per la Vostra elezione e i nostri migliori auguri di buon lavoro. Siamo convinte che il prossimo quadriennio sarà estremamente importante per tutto il ciclismo italiano, ma forse ancora di più per quello femminile. Non c'è infatti dubbio che, nonostante il movimento femminile abbia portato in questi ultimi anni molte medaglie e sia cresciuto in termini di popolarità e prestigio, vi sono ancora molti aspetti che devono e possono essere migliorati sul tema dell'organizzazione delle corse e del loro numero, dell'accoglienza, della sicurezza, della retribuzione, ecc. Ciò che auspichiamo è che le esigenze ed i problemi del movimento femminile siano posti al centro della Vostra azione politica e del Vostro programma. Siamo convinte che il miglioramento non possa che partire dall'istituzionalizzazione di un dialogo e di un coinvolgimento diretto e costante delle atlete. Noi siamo ben disponibili a partecipare a commissioni, incontri, riunioni e ad offrire le nostre idee e proposte, affinché il movimento ciclistico femminile possa fare finalmente quel salto di qualità che merita. La presenza (crediamo per la prima volta nella storia della Federazione) di due donne in seno al Consiglio, Noemi Cantele come consigliere e Daniela Isetti in qualità di Vice Presidente, è certamente un bel segnale e rappresenta per noi un'occasione importante. Sappiate che noi atlete non vogliamo sottrarci, ma anzi riteniamo indispensabile partecipare attivamente e, si spera, proficuamente al dibattito politico sportivo, affinché il nostro sport progredisca e migliori continuamente. A tal riguardo abbiamo segnalato all'Associazione Corridori Ciclisti Professionisti Italiani (Accpi) le nostre esigenze più urgenti, che vorremmo sottoporre alla Vostra attenzione:…”
PUNTO 1. Le gare riservate alle donne sul suolo italiano (e non solo) rappresentano un numero davvero scarso. La Fci dovrebbe promuovere ed incentivare accordi con gli organizzatori al fine di favorire l'istituzione di corse femminili anche a corollario delle manifestazioni maschili.” Inappuntabile il discorso sulla vera miseria di corse elite in Italia. Quest’anno il Giro femminile rischia di saltare, altro che rassicurazioni, tanto che il Giro del Trentino è diventato una due-giorni. Già l’anno scorso riuscirono a far partire il baraccone per il buco della serratura facendo i salti mortali e di questo va dato merito. Ora la situazione economica sta messa peggio. Se il Giro salta potremmo ritrovarci con neanche 15 giorni di gare in tutto un’anno. Uno sfacelo. Vecchia storia quella dell’accoppiamento (ciclistico) uomini-donne. Vedi la Varazze-Sanremo che non si sa perché sia stata cancellata diversi anni fa. Ma se da tempo viene chiesto e non si fa un’unione d’intenti di questo tipo un motivo ci sarà. Il no arriva dalla Federazione? Oppure da chi? Dagli organizzatori delle gare maschili? Perché non chiedere lumi anche su questo? Perchè la Classica (Classica?) Città di Padova, dopo la partenza dalla città del Santo mi deve arrivare a Camin (4 gatti rispetto alla prima) quando hai proprio Padova a 15 minuti di bici dal percorso del paese? Sveglia! – PUNTO 2; “Alle cicliste, come ai colleghi uomini, ogni tre mesi è chiesto di sottoporsi a esami del sangue obbligatori che per il budget dei team femminili e lo stipendio medio di una ciclista risultano economicamente onerosi. Visto che la maggior parte delle atlete sono tenute a compilare il Wherabouts del Coni e dell'Uci, obbligo pari a quello dei professionisti, anche se non sono riconosciute come tali e ricevono una retribuzione decisamente inferiore, si richiede alla Fci di farsi carico di questa spesa, altrimenti di riconoscere un minimo contrattuale alle cicliste della massima categoria che renda loro questa spesa meno gravosa.” I controlli antidoping costano. O se li pagano le atlete (finché sei una Guderzo, una Bronzini, un’atleta top è un conto), oppure vengono pagati dalle società. Sarebbe da vedere cosa viene scritto dalla società, e cosa viene accettato dall’atleta, nei fogli chiamati contratti. Qui si chiede alla Federazione di pagarli, oppure di dare un minimo salariale alle ragazze. In entrambi i casi si tratta di far scucire soldi all’FCI. Soldi che ora latitano ovunque. Bella rogna. – PUNTO 3;“Sarebbe necessario approvare un accordo paritario sulla falsariga di quello in vigore tra i corridori professionisti che riconosca e chiarisca i diritti sia delle cicliste che dei loro team managers per evitare qualsiasi controversia al riguardo, istituendo dei massimali assicurativi per invalidità e morte uguali per tutte le squadre, nonché un minimo salariale annuo.” Siamo tornati più o meno al discorso appena sopra: questione di soldi che qualcuno deve cacciar fuori, perché da qualche parte deve esserci un qualsivoglia Ente assicurativo che, per coprire, chiede ovviamente che qualcuno paghi la singola quota assicurativa. Bella rogna, parte seconda. – PUNTO 4:“In numerose corse non è garantita al meglio la sicurezza delle partecipanti. Inoltre spesso mancano spogliatoi confortevoli e/o bagni chimici e servizi degni di questo nome. Saremmo liete nelle prossime settimane, se ce ne darete l'occasione, di approfondire queste tematiche direttamente con Voi. Con i migliori saluti. Le cicliste Elite” E con i migliori saluti delle ragazze m’incazzo. Perché la fotografia che scattai al Giro Donne due anni fa in quel di Biadene di Montebelluna (e che trovate nei miei album Facebook) è rappresentativa di un’organizzazione che da anni si auto-proclama come promotrice di quella ch’è la corsa più importante del calendario. Ragazze che per cambiarsi si siedono sui marciapiedi, con automobili che transitano a tre passi di distanza (vedi foto). Questa situazione dipende dalle atlete? Balle! Gli organizzatori dove stanno? E i siti che sbavano dietro alle ragazze, i fans che sono su Facebook, su Twitter o come diavolo si chiamano gli altri “Canali Sociali” la smettessero di riportare solo le cose simpatiche e che funzionano, e le foto piene di sorrisi dove tutte sono felici e contente. Se gli appassionati tengono veramente al ciclismo delle ragazze si evidenzino anche le cose che non piacciono. Se invece si sta buoni e zitti perché sennò non ti danno più i pass per questa o quest’altra corsa, aspettiamoci di rivedere ragazze quasi in mutande che si cambiano sui marciapiedi o campionesse del mondo che nel dopo la cronometro devono chiedere ad un barista di potersi cambiare nel bagno del locale. Alle cicliste un consiglio (che non leggeranno mai purtroppo); portatevi in borsa una piccola macchina fotografica. Quando trovate cose inaccettabili, fate un bel “click” e ficcatela sotto il naso a chi di dovere in Federazione, perché sennò meglio a fatto la Zugno a salutare la compagnia qualche anno addietro.

Nessun commento: