«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

domenica 13 gennaio 2013

Max Sciandri verso l'ammiraglia azzurra. Ora è "ufficioso"!

Con la seconda ri-elezione alla guida dell’FCI, Renato di Rocco inizia il suo terzo mandato consecutivo. I quattro “avversari” che si erano presentati per succedergli portavano delle idee diverse per l’organizzazione, o riorganizzazione, di molti settori della Federazione, ma nel concreto non hanno mai goduto di una considerazione molto forte. Tanto che anche sulla stampa le elezioni dell’FCI non hanno avuto chissà quale riscontro. Di Rocco era dato probabile vincitore e così è stato. Il quorum è stato superato appena di pochi voti, ma alla fine il risultato è arrivato. Nel 2008, appena dopo i Mondiali di Varese proprio di Rocco scrive sul “Il mondo del ciclismo”; “Oggi che stiamo superando la crisi amministrativa ereditata dalla gestione precedente (riferendosi al periodo della presidenza Ceruti) ci sono le premesse per dare ulteriore slancio ai nostri progetti, e per sviluppare tutte le potenzialità del nostro movimento.” Lasciando da parte l’attuale crisi economica che piglia in mezzo anche l’FCI come tante altre Federazioni, dall’inizio del 2009 fino all’anno scorso non si è visto nessun miglioramento nelle strutture che seguono le discipline. La pista è andata in malora. Inutile far brillare le stelle di Viviani o della Bronzini. Due atleti di numero sono una miseria, e non dimentichiamo che Viviani ha lavorato tanto in pista per via dell’appuntamento Olimpico. Ma lui resta principalmente uno stradista, come Giorgia. A Livello di ciclismo rosa non è cambiato niente. Solamente perchè la ragazze stesse – spazientite – ci hanno messo la faccia, si comincia a trovare qualche (faticoso!) passo avanti. Ma il merito è loro. Intanto i costi del ciclismo in Italia hanno raggiunto misure devastanti, anche dalle categorie dei ragazzi (società che hanno chiuso bottega, altre che si sono salvate per “fusioni” con altri). Qui si deve ripartire da zero, ma se nel triennio sopraccitato un minimo d’investimento si fosse fatto, non saremmo ad un passo dalle pezze al culo. Adesso si deve affrontare una salita con una ruota sgonfia. Per girare la ruota gira, e in cima ci si è arrivati. Ma in quali condizioni ecco qua.
Ma il dopo ri-elezione di Renato Di Rocco si apre anche con l’investitura “ufficiosa” di Max Sciandri, con una notizia che girava per i corridoi dell’FCI. Riguarda il futuro CT della Nazionale, anche se non si sa se già da quest’anno o dal prossimo. La notizia viene data dallo stesso Presidente ai microfoni RAI, durante i Campionati Italiani di ciclocross, in quel di Vittorio Veneto. “Vedremo quali sono le criticità più evidenti, e cercheremo di mettere in campo tutti i supporti possibili, sia per quanto riguarda le problematiche della fiscalità, ma soprattutto le problematiche del mondo organizzativo, perché gli Enti Locali (leggi; Comuni, Province,… N.d.A.) sono in sofferenza e quindi in qualche maniera la Federazione deve affrontare questo stato di disagio e cercare di trovare le modalità per aiutarle perché siamo in sofferenza con i calendari. Dal lato tecnico sapevamo già la fisionomia della squadra Nazionale. Paolo Bettini resterà Coordinatore Generale (e cioè? N.d.A.), e stiamo valutando l’inserimento di Maximilian Sciandri. Gli accordi sono buoni, sicuramente cercheremo di far lavorare insieme tutte le Nazionali con un linguaggio sia tecnico che formativo. L’esperienza maturata da Sciandri potrà abbreviare i tempi dal punto di vista tecnico per adeguarsi al modello di lavoro britannico. Sulla pista dobbiamo recuperare, la MTB è cresciuta come risultati e come quantità di gare.” Sciandri, tecnico con doppio passaporto italo-britannico, è quindi il punto di partenza della Terza Repubblica Di Rocco. Speriamo non diventi una Repubblica delle Banane.

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