«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

giovedì 6 dicembre 2012

Ufficiale; vuole tornare!

Un nome importante. Su questo non c’è dubbio. Se ci sono “under 30” che leggono Ciclismo PST forse questi ultimi non conoscono molto di lui, se non l’averne sentito parlare riguardo al ciclismo di 25 anni fa. Greg Lemond, statunitense, è stato, anzi è tornato ad essere (dopo l’ormai ex EPOca Armstrong), il miglior americano nella storia ciclistica. Negli anni ’80 è stato con Bernard Hinault il più forte ciclista di quel decennio, vincendo 3 Tour de France (1986, 1989, 1990) e 2 titoli del mondo (1983, 1989). Dopo il suo ritiro, datato 1993, è scomparso per molti anni dalla ribalta ciclistica internazionale, se non per sporadiche apparizioni di carattere affaristico, o per qualche breve momento di ritrovo in Francia nelle settimane del Tour. Ha sempre seguito il ciclismo, senza però mai rientrarci a piè pari. Ora però lo statunitense – che sta decisamente sulle scatole a McQuaid, Armstrong e Verbruggen, tanto per fare pochi nomi a caso – si dichiara pronto a tornare in sella. Per che cosa in due parole: presidenza UCI. La candidatura di Lemond sarà certamente ostacolata in ogni modo dai dirigenti attuali. Non solo perché Lemond ha detto in maniera chiara che Verbruggen e McQuaid sono dirigenti che avrebbero dovuto alzare i tacchi e andarsene da tempo. Ma anche perché ci sono altri uomini dell’UCI che proprio adesso vedrebbero sparire una possibilità di candidatura dopo anni di “sissignore, obbedisco!” Tra questi anche la nostra FCI, che ha Di Rocco vice-presidente UCI, e che magari sperava di poter avanzare il nome del nostro presidente federale come candidato alla poltrona più importante. La candidatura di Lemond potrebbe trovare, anzi dovrebbe trovarle senza problemi, molte voci ad appoggiarlo in questa cosa. Quello che però sta dalla parte di McQuaid è il lato politico del discorso che governa il carrozzone. In primis i favori fatti dall’UCI in questi anni, a dirigenti di mezzo mondo che staccando un bel bonifico hanno potuto portare il ciclismo d’elite sotto casa loro. O Nazioni che hanno goduto d’importanti attenzioni mediatiche dal punto di vista sportivo, tra cui anche l’Italia con ben 5 edizioni dei Mondiali negli ultimi 20 anni. L’elezione del nuovo presidente UCI verrà fatta in Italia in occasione dei Mondiali di ciclismo.
Nel 1987 Lemond era iridato in carica. Ricevette una squalifica di sette giorni da parte dell’UCI, per aver “istigato” i ciclisti a ribellarsi al fatto di arrivare in cima a una montagna in una corsa iberica, dove cadevano pioggia e neve in una giornata da cani. Da quella volta non ha mai avuto troppa simpatia per il modo d’intendere il ciclismo da parte dei dirigenti UCI. Vorrebbe combattere il doping mettendo in piedi un’Ente anti-doping che sia esterno all’UCI e che coinvolga anche l’Interpol, in maniera che, quando necessario, i tempi d’intervento e investigazione siano molto più rapidi. Un’altra idea che è convinto sia realizzabile è dotare ogni bici di una “scatola nera”, tipo l’SRM attuale ma più evoluto, che registrerebbe e memorizzerebbe i dati di ogni atleta, per tenere sotto controllo costante le eventuali “anomalie prestazionali”, chiamiamole così. Ma vediamola dal punto di vista del personaggio. È una buona cosa la candidatura di Lemond? Lui viene da un periodo, gli anno ’80, in cui il doping iniziò a trasformarsi, evolversi, migliorarsi, diffondersi. L’EPO non era ancora in gruppo ma non mancava molto al suo farne parte. Si andava imbrogliando ancora con sostanze che derivavano più dalle “vecchie” droghe, che non dai medicinali come si è usato negli ultimi 20 anni. Oggi si parla di scienziati del doping, negli anni ’80 di scienziati ve n’erano ancora pochi. Si poteva usare il termine “stregoni”. Tant’è che in quel periodo l’unico scienziato in tal senso era l’italiano Conconi, il “vate” di quegli anni, e lo sarebbe stato fino a metà anni ’90, quando arrivò il suo “allievo” Ferrari. Quindi Lemond non siamo certi possa rappresentare la colomba bianca. Dall’altro lato sarebbe invece l’occasione per mettere un ex ciclista di alto livello a governare il ciclismo. E forse sarebbe anche ora. Ma perché in questi due decenni sono stati pochi i grandi ex campioni a entrare nel ciclismo? Comunque, visto che l’UCI stessa ormai non gode più di credibilità, avanti eventualmente Lemond e vediamo se cambiando testa si cambiano le cose. Peggio di così è difficile fare.

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