«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

lunedì 3 dicembre 2012

"Nonno" Ivan e nipotini appresso....

Con l’inizio della stagione ciclistica 2013 entra in gruppo il GS Cannondale, che eredita il pedigree ciclistico dalla Liquigas. La fine di un ciclo, che riparte dalle proprie ceneri, con il ritorno della Cannondale come sponsor di primo piano. Torniamo con i ricordi alla prima metà del decennio scorso, con l’allora Saeco-Cannondale di Gilberto Simoni e Damiano Cunego. Mentre vengono scritte queste righe non si ha certezza di quali saranno i colori che vestiranno i rappresentanti della formazione italo-americana. Con il saluto della Liquigas come main-sponsor (gli inglesi dicono così) si chiude un periodo che dal punto di vista ciclistico ha portato principalmente due nomi alla ribalta. Quello del varesino Ivan Basso con la sua “rinascita” ciclistica dopo due stagioni di squalifica causa doping, e che ha portato la vittoria nel Giro d’Italia del 2010, e quella del siciliano Vincenzo Nibali vincente alla Vuelta dello stesso anno. Ma l’apporto ciclistico della Liquigas in questi anni non si è ristretto a questi due atleti. La realtà ciclistica diretta da Roberto Amadio e Stefano Zanatta in primis, senza voler mettere in secondo piano l’apporto degli altri responsabili, ha portato grandi risultati dal punto di vista della valorizzazione di ciclisti giovani. Certamente il riportare alla vittoria un nome importante come quello di Basso è stato il momento più significativo. Soprattutto perché la stessa Liquigas catturò molte antipatie nel 2008, quando scelse di uscire dall’allora gruppo di formazioni sotto egida Pro-Tour, per poter ingaggiare il ciclista di Cassano Magnano. Una scelta che portò comunque risultati al Giro del centenario con Pellizotti 2°, Basso 4°, e ancora quest’ultimo che arrivò 4° anche alla Vuelta. Dall’altra discussioni per il fatto che la Liquigas correva sempre con due ciclisti di primo piano, senza preordinare un capitano designato. Discussioni che l’anno seguente vennero smorzate da un’annata splendida, grazie alle vittorie di Basso al Giro e di Nibali in Spagna.
Nelle stagioni successive i podi sono stati confermati con Nibali tra Giro (2011) e Tour (quest’anno), e impreziositi dalla vittoria del siciliano nell’ultima edizione della Tirreno-Adriatico. Si scriveva prima di valorizzazione dei giovani. Il lavoro portato avanti dalla Liquigas in questi ultimi tre o quattro anni è stato importante, forse tra i migliori a livello assoluto. Oltre al già pluri-citato Nibali, Roman Kreuziger non va dimenticato. Finché corse con la formazione verde-azzurra vinse un Giro di Svizzera, arrivò sul podio l’anno seguente, vinse un Romandia, quasi lo vinse l’anno dopo, e fece ottimi Tour tenendo conto che portava con se soltanto 24 anni di età. Poi, come Nibali, anche lui divorziò dal gruppo Amadio e andò all’Astana. La figura di Basso era certo ingombrante in senso generale, ma Kreuziger doveva condividere con Nibali la linea giovane dei talenti votati verso il futuro, e questo era certamente d’ostacolo anche se tra i due il rapporto è sempre stato ottimo. Poi arriva un’altro gioiello. Il miglior talento in senso assoluto che attualmente pedala in gruppo. Peter Sagan sboccia in poco tempo e, lasciato crescere senza forzarlo troppo come con Kreuziger e NIbali, sta portando i primi risultati con maniera eclatante. Ancora acerbo per le fasi di corsa più delicate – uno scatto lasciato andare con leggerezza forse lo ha privato della possibilità di giocarsi la volata nella Sanremo 2012 – porta con sé un timore reverenziale quasi inesistente verso chiunque. Dotato di un motore fisico che in giornata sa essere devastante, Sagan corre il Tour de France di quest’anno vincendo la maglia verde e diverse frazioni, e staccando di ruota altri ben più noti e attesi protagonisti. Il suo 2012 si è chiuso con 16 vittorie. Un bottino da ricordare.
Andati con il tempo prima Kreuziger, poi Pellizotti (attualmente tricolore) – per rescissione del contatto causa “incoerenze” sul proprio passaporto biologico – e Nibali, sono arrivati e hanno iniziato a crescere altri nomi che hanno conquistato buona ribalta: Eros Capecchi, Damiano Caruso, Daniel Oss, Tiziano Dall’Antonia, Alessandro Vanotti, Elia Viviani (7 vittorie 2012), Moreno Moser (5 vittorie). Come si vede, molto il lavoro dedicato a ottimi ciclisti Italiani. Gli ultimi due in particolare, con Viviani velocista e “pistard” di rango che cerca ancora di capire se per lui può trovare spazio la parola campione con la “C” maiuscola, e poi ecco il talento di Moreno Moser (nipote di…) che alla prima stagione elite ha vinto il GP Laigueglia e quello di Francoforte, attirando su di sé simpatie, speranze, attese. Di queste ultime anche troppe, come già avevo scritto in un articolo precedente. Con il “nuovo corso”, almeno dal punto di vista della sponsorizzazione principale, la Cannondale riparte avendo Basso come uomo immagine principe e diversi “ragazzini” appresso. E proprio “Nonno Ivan” dovrà mettere del suo per spargere un po’ di mestiere dentro un gruppo che dal punto di vista dell’esperienza pecca ancora. Per quanto Sagan sia forte, Moser promettente, Viviani voglioso di sfondare vincendo su strada una corsa importante, se si vuole puntare alle classifiche delle corse più importanti, grandi giri in primis, l’entusiasmo e il talento non sono sufficienti senza un po’ di testa.

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