«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

sabato 1 dicembre 2012

Dicembre; l'editoriale.

“In questi giorni d’inizio dicembre i ciclisti della domenica – se esistono ancora – hanno riposto, o si apprestano a farlo, la loro specialissima. Proprio in questo periodo il ciclismo agonistico si appresta invece a risalire in sella. Si torna a riempire la borraccia, magari di tè caldo, oppure ci si gode il sole allenandosi in zone del mondo dove l’estate vive quando da noi dorme. Sta quindi partendo, ancora sottosilenzio, la stagione 2013. Sarà l’anno del 100° Tour de France, un compleanno d’importanza storica, e sarà l’anno dei Mondiali di ciclismo a Firenze. In tal senso sarà l’anno più delicato per Paolo Bettini che, volente o nolente, sa di dover cercare la vittoria nella corsa iridata. Certamente l’Italia è una Nazione che dal punto di vista ciclistico ha quasi sempre quest’obbligo. Ma il CT arriverà alla rassegna toscana con una squadra che negli ultimi anni non ha raccolto nulla, e la pressione sarà molto pesante già per questo motivo. L’impressione è che se non parlassimo di Paolo Bettini, “benedetto” dal vecchio Martini in seno all’FCI, forse si sarebbe già aperto il “toto-CT” della nostra rappresentativa. Bettini ha preso in mano la Nazionale senza nessuna esperienza e almeno un’anno prima di quella che sembrava il suo inizio. Da questo punto di vista la morte di Ballerini ha infatti dato un’accelerata al cambiamento, e l’ex bi-iridato si è ritrovato in ammiraglia quando un cambio generazionale era iniziato, anche per le scelte della Federazione – eticamente giuste, se l’etica ha ancora un valore – sul fronte del doping. Adesso però non ci sarà più la possibilità di presentare una squadra che deve crescere. Se hai dei talenti insieme a dei ciclisti affermati, se hai quasi carta banca dalla tua Federazione – cosa che Bettini ha ricevuto in questi anni – il bersaglio è solamente quello di partire per vincere come mai in questi anni. Non è facile. Per niente. Come non sarà facile mettere insieme le pedine azzurre. Certamente quest’anno (anzi, il prossimo, visto che ancora non siamo nel 2013) saranno più del solito i ciclisti italiani che imposteranno la loro stagione dal Tour in poi, con la “visione azzurra” in quel di Settembre. Da un lato il tuo lavoro è più facile. Hai più gente disposta a lavorare sodo per finire nel tuo taccuino, quindi il tuo possibile “bacino d’utenza ciclistica” avrà più carte da giocare. Però non puoi portarti in Toscana una squadra di venti atleti. Devi scegliere. E qui vedremo se Bettini riuscirà a dare sfoggio di buona diplomazia. Ne servirà tanta. Un conto è dover preparare un Mondiale per la Svizzera, il Lussemburgo, l’Austria, il Portogallo. Altra musica è avere che fare con una “rosa” di potenziali azzurri che a occhio e croce potrebbero sfiorare la ventina di uomini, tra possibili capitani, outsiders e gregari. Nel 2008 i Mondiali varesini diedero all’allora CT Ballerini la possibilità di schierare una squadra costruita quasi esclusivamente da ciclisti che nelle loro squadre erano capitani. Atleti come Basso, Cunego, Bettini, Rebellin, Ballan, che difficilmente accetterebbero di correre insieme in un Gruppo Sportivo. Il fascino della maglia azzurra, unito all’occasione di fare il Mondiale davanti alla propria gente, rese più facile il lavoro allo scomparso Commissario Tecnico italiano. Però c’era anche la cordiale personalità di Ballerini che riusciva a far coabitare fior di prime stelle. Come Martini tanti anni addietro, che in squadra metteva Moreno Argentin, Maurizio Fondriest, Claudio Chiappucci, Gianni Bugno e il Franco Chioccioli dei suoi anni migliori. Tutta gente che nelle rispettive squadre comandava e ne era riferimento. Facilitato dai veti imposti dalla Federazione Italiana (Basso, Scarponi, Pozzato, Pellizotti dovrebbero vedersi automaticamente esclusi), Bettini dovrà comunque lavorare di saggezza. Se per i capitani la sua idea può basarsi su tre o quattro nomi (Nibali, Cunego e Moser?) che man mano verranno sfoltiti, ben altro discorso è quello che riguarda i gregari, con almeno una quindicina di nomi possibili, e con atleti che potrebbero rivestire un ruolo di gregariato di lusso (Visconti, Ulissi, Pozzovivo, Marcato, Cataldo, Oss, Viviani, Gasparotto, Chicchi..) giusto per metter giù una prima bozza di lista. A meno che Bettini non sappia guidare la Nazionale con quello spirito di rispetto dei ruoli che avevano messo in piedi prima Martini, poi Ballerini (a parte Lanfranchi…) e oggi Salvoldi con le donne (non dimentichiamocelo), dove la quantità e la qualità hanno coabitato, facendo le fortune della Federazione a suon di Mondiali e medaglie. Un augurio di buon lavoro Paolo, quest’anno – anzi, il prossimo – ne avrai bisogno.”

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