«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

lunedì 1 ottobre 2012

OTTOBRE; L'EDITORIALE.

“Alla Gazzetta gongolano. “Dalla porta di casa tutti gli italiani vedono passare la storia” esclama Pietro Scott Jovane, il quarantenne neo-amministratore delegato di RCS Mediagroup. Intanto la storia del Giro, l’avvenimento che racconta la nostra storia più di qualunque altra disciplina sportiva, è a disposizione del mondo tramite il web, mentre gli appassionati italiani Over 60 – solitamente lontani dalla tecnologia del web – se la prendono ciclisticamente nel sedere. Con questi, anche quelli che non vivono fino a rincoglionirsi davanti al PC. Si signori, consideriamoci morti viventi, prossimamente cadenti, tivù dipendenti e quindi, della presentazione, non vedenti. È bello sapere che Contador e soci si sono presentati in veste di cuochi davanti a tanta gente. Una cosa che con il ciclismo non c’entra un’accidente e per questo ce l’hanno messo. Perché i ciclisti non possono essere presentati come ciclisti, tant’è che per il prossimo anno si pensa a presentarli come imbianchini con tanti di cappello in testa fatto con il foglio di giornale. Che le presentazioni degli ultimi anni fossero sempre più noiose e piatte non è un mistero. Casualmente, da quando Bulbarelli Auro a lasciato corda – e microfono – a Suor Alessandra, che ha così potuto dare il meglio di sé, facendo sempre le stesse domande e sempre alle stesse persone. La RAI non ha trasmesso la presentazione, facilmente per questioni di puro marketing deciso da Michele Acquarone, il nuovo boss RSC del Giro, che ha sempre lavorato (con grossi risultati, gli va dato atto) con il fatturato come prima regola non solo da rispettare, ma da incrementare. Il Giro ha deciso di votarsi alla tecnologia, mandando in pensione l’ormai obsoleto pubblico televisivo, che deve adeguarsi. La Storia avanza con le moderne tecnologie, il Giro si adegua. Però che tristezza. Già fare la presentazione alla fine di settembre – era così bello, fino ad alcuni anni fa, respirare due ore di primavera in un tardo pomeriggio nell’ultima decade di novembre – è solo per questioni d’immagine legata al puro marketing. E poi questa decisione di togliere dalla tivù un’appuntamento che – faceva schifo alla RAI? – il suo milione e mezzo di audience se lo portava casa. Ma ormai siamo alla fine della nostra epoca. Il Giro rappresenta l’appuntamento di sport più vicino alla gente, ma nonostante questo si è scelto di limitarne la visione anche a quest’ultima. Legittimo, ma il dispiacere è stato forte. A proposito, la Gazzetta ha dedicato quattro mezze colonne alle dichiarazioni dei protagonisti presenti. Continuiamo così. Prossimamente un pezzo dedicato al percorso. Se non ci diranno tra qualche giorno, tramite il web ovviamente, che è stato tutto virtuale.”

1 commento:

Manuel (Ciclismo PST) ha detto...

Ultim'ora (più o meno); alla Gazzetta gongolano talmente tanto da dimenticare di dire che, al momento, nessuna TV trasmetterà la corsa.