«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

martedì 30 ottobre 2012

CHE ITALIA IN FRANCIA?

L’edizione numero 100 del Giro di Francia rappresenterà, per il 2013, l’evento sportivo dell’anno. Un po’ come fu nel 2009 per il Giro d’Italia del Centenario. Infatti il prossimo anno non ci saranno concomitante sportive particolarmente sentite, a livello mondiale, quanto la corsa a tappe francese. Gli organizzatori lavoravano a questa edizione già dallo scorso anno, e certamente hanno stabilito un piccolo record; riuscire a far stare 3 giorni di Tour in Corsica tenendo conto che la celebre isola è circa metà Sardegna. Va detto che in Italia, almeno fino a quando si correva cioè l’anno scorso, il Giro di Sardegna riusciva a manifestarsi in diversi giorni di gara, anche se in quel caso gli incroci tra le località spesso non si contavano. Comunque, il gigante ha riaperto gli occhi. Inutile dire che la maestosità dell’evento transalpino sarà di enorme livello. L’arrivo serale a Parigi darà un’alone di eleganza unico. Le considerazioni legate al percorso scelto parlano di un’edizione che sorride agli scalatori, o quantomeno non sarà molto amica degli atleti forti a cronometro. Anche per questo, dopo la presentazione del gigantesco evento francese, il britannico Wiggins sembra più indirizzato verso Napoli che non verso la Corsica. E la rispettosa rivalità con il gregario di lusso Froome dovrebbe essere una motivazione importante per seguire questo indirizzo. Lo stesso Wiggins sembrerebbe intenzionato a fare poi da gregario di lusso proprio al Tour per il sudafricano. Lo spagnolo Alberto Contador dovrebbe prepararsi al Tour, con un paziente avvicinamento alla gara francese che potrebbe iniziare in Italia con la Tirreno-Adriatico. Corsa che voleva correre l’anno scorso, ma che per la squalifica pigliata non ha potuto disputare. In seno al suo GS non dovrebbe cambiare niente. Lui è la stella della squadra e non ci sono discussioni al riguardo. Sull’australiano Cadel Evans aleggia la possibilità del Giro visti i bei 55 chilometri a cronometro alla fine della prima settimana, ma lo sponsor miliardario BMC non può andare al Tour senza un uomo di primo piano per la classifica. Il lussemburghese Andy Schleck del Giro non sa cosa farsene. Inutile girarci intorno. E poi scrivevano di Ullrich o Armstrong. Anche se fu proprio il Giro a lanciarlo tra i nomi importanti nell’edizione del 2007. Arriva da una stagione da buttare nell’immondizia e sinceramente fossimo il suo sponsor gli diremmo di non fare troppo il difficile perché non ne ha licenza. Ficcando il naso in casa nostra, abbiamo poca roba da mettere nel piatto. Il varesino Ivan Basso sembra guardare a Napoli, anche se il suo pallino resta il Tour. Come Evans si porta appresso 35 candeline e, senza dar loro dei vecchi, nel ciclismo iniziano a esser pesanti. Nibali guarda alla maglia rosa, anche se l’Astana è squadra che per l’immagine (e i soldi che ci ficca dentro) non può non provare ad essere protagonista in Francia. A meno di sorprese di mercato, Nibali dovrebbe ritrovare Kreuziger (sarà mica lui l’uomo per la Francia?), e riformare in questo modo la “vecchia” coppia di giovani talenti che la Liquigas fece crescere. Guardando al percorso francese rispetto a quello italiano, verrebbe voglia di mandare Michele Scarponi in Francia. Ma la tensione nervosa e agonistica che si vive dentro un’evento così potente come il Tour, non è cosa che si può affrontare con leggerezza. Anche il Gilberto Simoni degli anni migliori ne uscì a pezzi. Per assurdo, ora come ora, potremmo ritrovarci con una pattuglia italiana ben poco rappresentata in terra transalpina. A meno che, sia Nibali e sia Basso non provino a farsi l’una e l’altra grande corsa a tappe. Ma con che gambe?

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