«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

sabato 1 settembre 2012

SETTEMBRE; L'EDITORIALE.

"Uno alla guida di una vettura, l’altro di una squadra. Da quando Paolo Bettini è salito nell’ammiraglia azzurra, la Nazionale elite uomini ha puntato su Filippo Pozzato nel 2010 e Daniele Bennati l’anno scorso. Con il vicentino portammo a casa – dall’Australia – una sentita delusione, per una volata che ci regalò un’indigesta medaglia di legno. L’anno scorso i mondiali danesi ci fecero vedere come una squadra, la nostra purtroppo, poteva sfaldarsi in pochi chilometri mettendo nelle valigie dei sogni le nostre rinnovate delusioni, qualche sfogo amaro e un Mondiale da dimenticare mentre le donne, poco considerate da appassionati e Federazione se non quando ci sono medaglie con cui fare fotografie, paravano il sedere per l’ennesima volta alla nostra FCI con un'altra iride in linea. Alle Olimpiadi da poco disputate la situazione non è stata entusiasmante, anche se correre con una squadra di cinque elementi è cosa ben diversa per quasi tutti. Fatto sta che se questo mondiale dovesse regalarci un risultato deludente, soprattutto ancora figlio di indecisioni in corsa, il bilancio da tecnico di Bettini potrebbe venir messo in discussione fino a spingere l’FCI a cercare un sostituto. A difesa dell’attuale CT riportiamo il fatto che è arrivato in azzurro ben prima di quel che tutti pensavano, a causa dell’improvvisa morte di Ballerini a febbraio 2010. Ma tenendo conto che tra mondiali del 2011, Olimpiadi a Londra da poco passate e gli ormai prossimi mondiali, Bettini ha sempre avuto dalla Federazione carta bianca, avendo anche la possibilità di organizzare dei ritiri ciclistici durante l’anno per provare e riprovare vari ragazzi su cui aveva una certa fiducia. Volenti o nolenti è arrivato il momento del raccolto e anche il CT lo sa. Bettini conosce bene gli onori e gli oneri di un volante importante come quello dell’ammiraglia italiana. Gli è stato permesso di lavorare la terra nei tempi da lui voluti, ha potuto scegliere i semi che considerava migliori tra quelli disponibili – pensando al giusto divieto per la maglia azzurra verso gli atleti che hanno avuto rogne con il doping – e adesso siamo arrivati al momento di fare due conti. Per ora il bilancio è in rosso. Quanto cambia la musica per Damiano Cunego? Forse poco, anche se per quanto riguarda la maglia azzurra il veronese ha trovato rinnovata fiducia dal CT, ricevendo per ora un’ufficioso ruolo di primo piano in seno alla squadra di quest’anno. Cunego ha potuto prepararsi al mondiale al meglio, fermandosi durante l’estate dopo il Giro, per ripartire senza fretta in vista della Vuelta, sua corsa di preparazione in attesa dell’imminente rassegna iridata. Dell’ex bocia di Cerro Veronese ormai se ne conosce il marchio di fabbrica: quando l’aspetti stai fresco, quando non gli dai retta te lo trovi coi migliori. Il percorso ricalca in buona parte quello dell’Amstel Gold Race, con la breve e selettiva salita del Cauberg a un chilometro e mezzo dall’arrivo. Se come pare probabile la nazionale italiana cercherà di fare indurire la corsa per aprire la strada alle doti di Cunego nel finale, Sagan, Gilbert e Samuel Sanchez permettendo, il veronese potrà contare su un percorso molto buono per lui, che se da un lato può essere visto come occasione ghiotta, dall’altra diventa l’opportunità che, se giocata male, non potrà avere fondamenta per alibi di sorta. Da qui alla corsa mancano ancora tre settimane, ma proprio questo fine settimana dovrebbero arrivare le convocazioni azzurre. O almeno era tradizione che i nomi venissero dati all’inizio della terza settimana di gara. A meno che, visto l’anticipo deciso dalla Vuelta quest’anno, Bettini non decida di aspettare proprio la fine della corsa iberica per svelare le sue carte iridate. Gli assi non gli mancano, sta a lui il decidere come sistemarle sul tavolo e a Cunego giocarsele al meglio"

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