«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

martedì 25 settembre 2012

QUELL'ITALIA CHE NON SI MERITA QUESTE RAGAZZE.

Si, è vero, magari uno si aspetta l’articolo che parla di Gilbert, o di Nibali che gli ha fatto un lavoro quasi da gregario “lanciando” – senza intenzione certamente – il belga verso la vittoria. Ma penso che nelle riviste specializzate non mancheranno articoli abbondanti al riguardo. Quindi annoiamoci parlando di donne che fanno ciclismo. Che palle, vero? Nel settembre del 2007 la ciclista laziale Marta Bastianelli vince il titolo iridato in linea elite, con Giorgia Bronzini che s’impone nella volata per la medaglia di bronzo. Nell’agosto dell’anno dopo ecco Tatiana Guderzo vincere la medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Pechino. Nel 2009 Noemi Cantele vince la medaglia d’argento nella prova a cronometro elite, seguita dal bronzo in linea pochi giorni dopo. Dimenticavo; nel frattempo “SuperTati” vince il Mondiale in linea. Nel 2010 Giorgia Bronzini rivince per l’Italia il titolo del mondo nella prova in linea, vittoria che verrà ripetuta l’anno successivo. Pochi giorni fa Elisa Longo Boghini vince la medaglia di bronzo nella prova in linea. Sarà la seconda medaglia italiana in questi Mondiali dopo un’altro bronzo femminile, tra le Juniores, vinto dalla bolzanina Anna Maria Zita Stricker. Guardando alle elite, solo per restringere il campo, due conti; 9 medaglie (4 d’oro, 1 d’argento, 3 di bronzo) e almeno una medaglia ogni anno dal 2007. Fin qua i numeri, freddi, brutalmente senz’anima, semplici figli della cronaca. Martedì 11 settembre Edoardo “Dino” Salvoldi convoca tre potenziali capitane; Bronzini, Cantele e Guderzo. E fin qui nulla di strano. Però la prima non sta bene, leggermente influenzata, e le altre due non sono in forma. Allora Salvoldi che ti fa? Rompe gli schemi e senza troppi clamori attorno – perché tanto delle ragazze non gliene frega una sega a nessuno, tranne quando portano medaglie – annuncia che la corsa delle italiane probabilmente girerà su Elisa Longo Borghini (classe ’91) in ottimo stato di forma. Pensate a Bettini che punta su un’esordiente e dice ai suoi big; “Oggi si lavora per lui!” Probabilmente casini a non finire, con imprevisti ritiri a metà corsa. E intanto la musica è ancora la stessa, con le ragazze che salvano il sedere alla Federazione per l’ennesima volta. Ma che credete che cambierà qualcosa? Da anni vinciamo medaglie in rosa, Salvoldi ha costruito il ciclo-ciclistico più forte mai visto in senso assoluto tra le donne, che da 6 stagioni porta risultati ai massimi livelli di Nazionale. Eppure a casa nostra il Giro-Donne è stato una pena per il poco pubblico presente anche in contesti importanti (a Roma la cornice era misera). Contributo arriva anche da quel che scrivono i leccapiedisti dell’ambiente, che sapendo di essere letti dai padroni del vapore del ciclismo femminile, scrivono solo le cose buone e positive, per non finire nelle antipatie dei “boss”. Tra questa pochezza di passione per la donna ciclista, vittima di un semplice, puro e forte maschilismo ancora presente a grosse dosi negli appassionati, e aldilà delle loro parole di circostanza, riescono ad emergere un tecnico che guadagna in un’anno quel che forse Bettini guadagna in due mesi, e delle ragazze che se lavorassero anche solo part-time facilmente metterebbero via tanto uguale a fine mese, faticando però 10 volte meno fatica. Una cosa che invece è cosa critica per le nostre donne, è la scomparsa da anni di risultati a livello di GS. Quando un’italiana ha vinto una classica negli ultimi anni? Quando un’italiana ha vinto una tappa al Giro negli ultimi anni? Su queste cose, che chissà perché non vengono mai messe in rilievo, è giusto metter critica. Ma sul resto il ciclismo femminile, anzi le donne che fanno ciclismo, sono ancora viste come un contorno a chi fa “vero” ciclismo. Quest’ultima è l’Italia che non si meriterebbe questo gruppo di ragazze. L’Italia dei dirigenti che oggi mettono lì la questione che non ci sono soldi, mentre quando la crisi non c’era la musica era la medesima. L’Italia che per i maschietti prende il giorno di ferie tre mesi prima, ma non per queste ragazze perché il sudore di un Nibali o di un Contador vale 10 volte quello di Giorgia, Emma, Monia, Rossella, ecc….

1 commento:

Anonimo ha detto...

Elisa Longo Borghini, esplosa davvero dopo aver lasciato l'Italia per andare a correre con la squadra norvegese HITEC. Ed il prossimo anno sarà raggiunta dall'altra protagonista azzurra dei mondiali, Rossella Ratto. Non posso che consigliare alle atlete azzurre di spessore di lasciare l'Italia. Senza voler generalizzare, mi sembra che all'estero abbiano maggiori possibilità di venire valorizzate andando a correre in squadre un po' più professionali di quelle italiane. Non è un caso che a livello internazionale le squadre italiane facciano fatica ad imporsi, nonostante le atlete forti e promettenti non manchino di certo. Troppa gente poco professionale ed incapace in giro.

Cambiando discorso, mondiali di Firenze 2013: gara in linea donne élite in programma di venerdì. Venerdì e non sabato: vorrei sapere che ha fatto questa scelta idiota (pensavo che la scelta spettasse al comitato organizzatore dei mondiali, ma mi è stato detto che è di competenza dell'UCI). L'UCI che dice di voler promuovere il ciclismo femminile, e mette l'evento femminile più importante dell'anno in terza serata. Non di sabato, ma di venerdì, ottenendo il probabile risultato di richiamare meno gente sulle strade, di avere una copertura mediatica meno rilevante, e quindi di avere meno visibilità. L'UCI ogni hanno dice di voler migliorare le cose ed invece si fa magari un passo in avanti per poi farne due indietro. Questa scelta di programmare la gara femminile di venerdì mi sembra poco moderna, sciagurata, ed avvilente nei confronti della massima categoria femminile. Di sabato correranno invece gli under 23 e le donne junior. Mah.

Davide