«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

martedì 18 settembre 2012

PAROLA D'ORDINE: STACCARLO DI RUOTA!

Basato su di un percorso senza troppi segreti, visto che nel finale ricalca quello dell’Amstel Gold Race, il Mondiale di Valkemburg si porta verso la corsa maschile di domenica con tanti atleti che possono portare a casa la posta piena. Dopo due edizioni che guardavano con simpatia alle ruote veloci, il titolo iridato 2012 sarà assegnato su di un percorso che sorride ai potenti finisseurs di razza. La salita conclusiva del Cauberg si trova a poco più di un chilometro dal traguardo e i suoi “numeri”, 1.200 metri di lunghezza con pendenza media del 6%, sono perfetti per staccare l’ultimo avversario di ruota e tentare la soluzione solitaria verso il grande sorriso della gloria. Un finale da scattisti con molta forza nelle gambe. Quali e quanti i favoriti? Bella domanda soprattutto perché la rosa dei nomi è abbondante. Se nelle ultime edizioni iridate i nomi dei velocisti erano i primi a presentarsi sulla bocca degli appassionati, lasciando poche speranze a ciclisti con differenti caratteristiche, adesso la musica cambia decisamente guardando proprio agli uomini da classiche. Per esperienza, per averci vinto due volte, per classe, perché è l’obiettivo principale di questa stagione fin’ora deludente, il belga Philippe Gilbert è il primo atleta da considerare. Avrà una nazionale che pedalerà cercando di non farsi scappar via il controllo della gara, a differenza di altri atleti che invece cercheranno di far indurire la competizione, proprio per sfiancare atleti dalle sue caratteristiche. Non dimentichiamo la Spagna, che vien fuori dalla Vuelta con Alejandro Valverde in piena forma, con Contador in crescita di condizione – anche se il percorso non è ideale per le sue caratteristiche – e facilmente non aspetteranno il finale per fare così un favore a Gilbert, che in un’eventuale arrivo di un gruppo ristretto d’atleti sarebbe certamente favorito. E poi Samuel Sanchez, che si esalta in finali del genere, potrebbe essere la mina vagante iberica. L’Italia punta su Vincenzo Nibali, che certamente non è atleta da volata finale. Vedendo i ciclisti convocati da Bettini, vien da pensare ad una squadra che negli ultimi 100 chilometri non mancherà di inserire qualche seconda punta nelle fughe di giornata, soprattutto con l’intento di attaccare e, così facendo, stancare i rivali più pericolosi per questo finale. I nomi di Moreno Moser e Diego Ulissi sembrano lì apposta. Di certo Nibali non è atleta che potrà competere in volata, a meno che il siciliano non abbia la possibilità di ritrovarsi in fuga con altri atleti di scarso valore velocistico. Poi ci sono atleti che senza avere chissà quale squadra alle spalle sono spauracchio per tutti, nessuno escluso. Lasciamo da parte Fabian Cancellara? Nemmeno a pensarci, visto che se mi porti un atleta con la sua devastante sparata sul finale, son dolori forse irrimediabili se gli lasci anche solamente 50 metri. Un’altro da non lasciare da parte, anche perché atleta di casa, è Robet Gesink. Non ha la progressione spaventosa di Cancellara, ma non aspetta altro che qualche nazionale distratta se lo porti in braccio fin sulla salita finale. Se dovessimo basarci sulle cronache ciclistiche riguardanti le ultime edizioni dell’Amstel Gold Race, Andy Schleck troverebbe posto tra i sicuri protagonisti. Guadando invece a questa stagione, Andy non troverebbe nemmeno posto in squadra se non fosse per il fatto che in Lussemburgo di buoni ce ne sono molto pochi. Sembra nella situazione in cui prima per lui finisce questa stagione e meglio sarà. Possiamo dagli un’ideale unica stella nei pronostici, ma più che altro sarà questione di vedere se sarà in giornata o meno. La Francia avrà in Sylvain Chavanel, l’uomo che non ha paura delle cose nervose e di ficcarsi dentro a qualche fuga da lontano. In caso di volata ristretta potrebbe fregare tutti quanti. E poi Thomas Voeckler che prima di mollare devi prenderlo a schioppettate, e se il tempo sarà brutto potrebbe anche esaltarsi. C’è un ragazzo invece, tra i tanti nominati, che quando vince ha sempre uno sguardo come di chi non riuscisse mai a rendersi conto di quello che ha fatto. Ma se ce l’hai a ruota è un cliente tremendo, che tu ti chiami Cancellara, Nibali, Contador o chicchessia. Peter Sagan è lo spauracchio di tutte le formazioni che vorranno giocarsi la gara all’ultimo giro. Tutti cercheranno non ritrovarsi il talento Luquigas alla propria ruota nel finale. Al Tour ha fatto vedere cose strepitose, battendo avversari di primo piano in quasi tutti i modi. Con volate ristrette su finali in salita staccando di ruota finisseurs di razza, giocando con altri fino allo scatto risolutivo negli ultimi 200 metri, recuperando “buchi” che sembravano incolmabili. Forte di gambe, non ha niente da perdere perché se vince sarebbe il coronamento di un’estate esaltante, se non vince parliamo di una ragazzo di 22 anni e hai voglia se le occasioni non ci saranno in futuro. Sa avete il palato fine, avrete notato che a volte fa ancora qualche sbaglio. Questa immaturità gli ha negato l’Amstel proprio questa primavera (l’italiano Gasparotto ringrazia sentitamente) e la possibilità di giocarsi la Sanremo in marzo. Peter non ha una squadra forte. Dovrà “succhiare” le ruote delle altre Nazionali, “limare” posizioni nell’ultimo giro senza farsi troppo notare – Oscar Freire Gomez è un maestro in questo. E anche lui per un pelo non veniva lasciato scappar via che zitto zitto fregava tutti e si portava a casa proprio l’Amstel di quest’anno – e cercare di tenere le ruote dei migliori per giocarsi l’iride sul Cauberg. È il più forte talento in assoluto tra il “nuovo” che avanza, l’uomo che può far saltare il banco iridato di Valkemburg.

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