«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

lunedì 10 settembre 2012

IL RE NON CEDE IL TRONO.

La seconda vittoria alla Vuelta di Re Alberto V° è forse una delle più importanti tra quelle conseguite a cavallo del decennio. Per niente facile visto che “doveva” vincere, e gli stessi organizzatori usavano da alcuni mesi il suo ritorno agonistico come potente veicolo pubblicitario per la corsa. Un’edizione, questa della Vuelta 2012, che dal punto di vista ciclistico regalava il percorso più duro tra i Grandi Giri, e che ci ha dato delle risposte certe sui protagonisti principali del podio madrileno. Si diceva del quasi obbligo per Contador di vincere. Come ha fatto in passato per quasi tutte le sue vittorie, l’iberico della Saxo Bank si è imposto con distacchi abbastanza modesti nella classifica finale, con Valverde a Rodriguez staccati di neanche due minuti. Tornava da sei mesi d’inattività in gruppo – puoi allenarti come un pazzo scatenato, ma la corsa è musica diversa – non aveva le gambe dei tempi d’oro (vedi Giro 2011), ma non ha mancato di giocarsi tutto nel penultimo arrivo in salita dove, come al Tour dello scorso anno, ha fin dall’inizio fatto corsa dura accettando il rischio di perdere tutto per cercare di vincere. Al Tour gli andò male, stavolta invece ha piegato gli avversari con un’azione coraggiosa, tenace, da campione. Peccato per il gesto dei sette Grandi Giri vinti in carriera, che potrebbe lasciar perdere d’esprimere. Per il resto il gruppo è avvisato. Alberto V° si è tolto la ruggine di dosso, se questa aveva fatto in tempo a formarsi. Al secondo posto della generale ritroviamo il redivivo Alejando Valverde che al Mondiale – ormai vicino – porterà con sé una condizione fisica perfetta per trovare spazio nella rosa dei tanti (visto il percorso) favoriti in quel d’Olanda. E insieme a Valverde – e forse Contador? – non escludiamo che la Spagna schieri anche Joaquin Rodriguez. Questo ciclista da tre stagioni ha iniziato a puntare alle classifiche dei Grandi Giri. Benissimo, diamo un’occhiata con un pelo di pazienza; al Giro 2011 ha concluso 5°, in quello di quest’anno è arrivato 2°, alla Vuelta è arrivato 3° ed alla Vuelta vinta da Nibali (2010) ha chiuso al 4° posto. Gli manca poco, forse la squadra giusta e calibrata per lui, ma vive la storia delle due facce della medaglia. In questa edizione della corsa di casa ha vinto tre tappe, ha corso alla grande, ma l’attacco di Contador lo ha stroncato mandandolo in crisi. Diamogli l’onore delle armi, lo merita, come aveva corso un bel Giro d’Italia vestendo la maglia fino, quasi, al termine. Però adesso le gare si devono vincere. Questo l’esito della Vuelta 2012 riguardo al podio. Ora aspettiamo i convocati per le Nazionali che difenderanno i nostri colori, con la curiosità di vedere chi sarà il capitano della nostra formazione. Dovessimo basarci sulla Vuelta appena finita, sappiate che Cunego ha fatto schifo. Se voleva risparmiare le gambe – e se il veronese sarà quindi convocato – in vista dell’iride non ce ne sarà per nessuno!

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