«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

giovedì 20 settembre 2012

IL MIO CICLISMO

BENVENUTI/E ALLA PRESENTAZIONE UFFICIALE (CHE PAROLONI!) DEL LIBRO “IL MIO CICLISMO”. HO MESSO INSIEME UN QUARTO DI SECOLO DI CICLISMO FATTO A MODO MIO, E SEMPRE A MODO MIO LO RACCONTO. RINGRAZIO LE PERSONE “INVITATE” TRAMITE FACEBOOK, CHE OGGI MAGARI PASSERANNO DA QUESTE PARTI. SAPETE CHE NON AMO ALLUNGARE TROPPO IL BRODO CON LE CHIACCHIERE, QUINDI VADO SUBITO A QUELLO CHE INTERESSA, CIOE’ IL LIBRO STESSO, RIPORTANDOVI QUALCHE “ESTRATTO” PER CHI FOSSE INTERESSATO.
Scritto per raccontare il periodo che va dal 1987 al 2011 (24 gli anni, ma con l’87 compreso ecco le 25 stagioni ciclistiche) gli inizi raccontano che…;“ In casa mia chiedere una bicicletta nuova era un rischio, a volte anche dal punto di vista dell’incolumità fisica. In quel periodo scorazzavo senza sosta con una bicicletta da cross pesante come un TIR e avevo deciso che, dopo alcuni anni, era il momento di cambiare. Chiesi a mio padre; “Se non posso avere la bici nuova, almeno posso farmela come voglio?”. La risposta positiva che ricevetti mi diede quasi carta bianca. Una bici da cross la stavo già usando ed il fuori strada non mi appassionava. BMX? Praticamente una sua parente, anche se molto più moderna. In quegli anni la strada era il mio cortile di gioco. Per me come per gli amici. Cosa mi serviva una bicicletta fuoristrada, se la maggior parte del tempo pedalavo, giocavo, “vivevo” per strada? Presi una normale bici da uomo che usavo per andare a scuola. Tolsi i parafanghi, il carter copricatena, il fanale, cambiai manubrio e via! Ecco la mia prima bicicletta da corsa. La colorai d’azzurro metallizzato, con cerchi color grigio mal di pancia e ci misi un sellino spacca-sedere come pochi. Ora ve ne racconto una. Siccome la bici me l’ero smontata pezzo per pezzo, vite dopo vite, quando la rimontai dovevo fare anche una breve prova generale di funzionamento. Come quando la Ferrari mette in pista una nuova Formula 1. Ma siccome era la prima volta che mi ero messo a fare un lavoro come quello, l’incertezza riguardo la mia abilità di artigiano ciclistico era ben presente nel mio animo. Ovviamente avevo bisogno di una cavia…”
Poi ci sono circostanze più amichevoli, in cui racconto di situazioni che sono state vissute qualche decina di volte. Per esempio una dozzina d’anni fa quando…; “Massimo ed io eravamo da un’ora e mezza ad attendere poco dopo Agordo, in una valle che in quel momento della mattina era in zona d’ombra. Dopo circa un’ora, iniziammo a ballare il rock’n’roll a bordo strada per non rischiare l’assideramento. Quando l’ammiraglia arrivò, voilà il sole che arriva! Ci lanciammo come due disperati in macchina, pregando il DS di far partire il riscaldamento a bomba. Dopo cinque minuti avevamo riacquistato la piena circolazione sanguigna. Il giro andò bene fino al rifornimento. I Passi Pordoi, Sella e Gardena vennero affrontati con sopraffina eleganza da noi campioni. Scendendo proprio dal Gardena, sostammo verso metà discesa per il rifornimento. Mettemmo sulle stomaco di tutto, dall’antipasto al dolce, recuperando i liquidi persi non solamente con acqua. Finimmo il rifornimento con il caffé del DS, che consiste in una spaventoso miscuglio di caffé al 49% con il resto di pura “correzzione”. Tra un paio di bicchieri di quello buono, una birra come aperitivo ed il caffé del DS pigliammo una mezza sbronza santa e pacifica. L’avremmo pagata più che cara di lì a poco, grazie al Passo Campolongo. Partendo in piena discesa avevamo deciso di coprirci bene. Giacca da mezza stagione e mantelline. Ripartimmo cantando (!?) verso l’inizio del Campolongo, ma l’ammiraglia non poteva seguirci. Il padre degli amici doveva metter via tutte le vettovaglie. Noi andammo avanti veloci, era tutta discesa, tant’è che iniziammo la salita coperti come Peppino e Totò quando arrivano alla stazione di Milano. Le giacche dove le mettiamo? Bella domanda, stai a vedere che ci tocca tenerle finche non arriva la macchina. E intanto che facciamo?....”
Ci sono poi anche momenti del libro in cui faccio finta di essere una persona seria e scrivo che…; ”…La salita di Faller assomiglia alla vita di tante persone. All’inizio è solare, docile. Per avere a che fare con lei basta un po’ di pazienza. In certi momenti ci puoi, brevemente, anche giocare insieme. Vicino alla strada spuntano alberi da frutto, alcuni orti, qualche casa. Salendo, la strada inizia ad essere molto regolare senza più gli strapazzi di qualche chilometro prima rappresentati da qualche rampa dispettosa. Come nei giovani, che ogni tanto hanno qualche idea balzana che si fa strada nei loro cervelli. Diventa regolare e le cose da guardare intorno cominciano a diminuire. Come quando nella vita si sceglie – o si deve seguire – una strada, e non ci sono più tante cose come prima da poter guardare e godersi. Si sale regolari senza troppe distrazioni. Poi il carattere comincia a cambiare. Il passaggio tra le case di Faller è rapido. Nemmeno cinquanta metri dopo aver superato la chiesa il paese già sparisce. La strada diventa docile, quasi piana, e inizia ad essere inghiottita dal bosco. Pedalando, o camminando, ci si può godere il fresco anche nel pieno di Luglio. Quando la via è docile nella sua pendenza ecco che, come nella vita al suo ultimo pezzo di strada, l’avanzare si fa più duro, faticoso, ombroso. La schiena non è più dritta nel pedalare, ma curva come nel camminare di chi ha da tanti anni i capelli bianchi. L’avanzare non è più bello, vigoroso, agile come all’inizio; ma lento, pesante, come il cammino di tutti quando cominceremo il nostro inverno…”
Ma principalmente ci sono tanti momenti vissuti in sella; “…Scesi a Predazzo e svoltai a sinistra con direzione Cavalese. Il tempo era più nuvoloso ma nel complesso soleggiato. L’Alpe di Pampeago la iniziai ricordando che avevo il Rolle al ritorno. Trovai qualche ciclista in Mountain Bike. Scambiai due parole con un paio di loro. In cima il tempo era coperto, iniziai a preoccupami. Mi fermai poco. Tirava aria fredda. Cinque minuti dopo ridiscesi. Una volta ritornato a valle pian piano pedalai verso Predazzo, mangiando tutta la roba da sgranocchiare che mi ero portato e che mi era rimasta in tasca. Verso l’una e mezza avevo già iniziato il Rolle. Tutto stava andando bene e speravo che andasse così fino alla fine. Infatti così non andò. A metà salita il cielo cambiò del tutto, ed uno spaventoso gigante nero si mise sopra di me minacciandomi non poco. Cosa potevo fare? Niente. Cercai di non farmi pigliare dall’ansia e salii regolare. Erano le due del pomeriggio quando la pioggia iniziò. Suor mantellina e Frate pazienza furono i miei alleati. Il temporale si scatenò al peggio quando ero negli ultimi chilometri di salita. Il mostro mi aveva trovato. Mi presi tutta l’acqua possibile ed immaginabile. In quei chilometri di ascesa sotto l’acqua la mia memoria andò a ritroso fino alla Campagnolo del 2004, oppure a quella domenica con l’amico Massimo verso Cima Campo nel 2000. Quando ormai erano le due e mezza del pomeriggio intravedevo la cima, ed anche un cielo che dall’altra parte non era così brutto. La strada era un lago ma non pioveva più. vuoi vedere che… Infatti quando arrivo in vetta che le strade sono bagnate, ma il cielo è quasi sereno. Non potevo togliere Suor mantellina visto che mi aspettava la discesa, e ricordo ancora che la temperatura era stranamente tiepida. Aspettai cinque minuti. Consumai mezzo pacchetto di fazzoletti di carta per asciugarmi alla meno peggio le gambe bagnate, giusto per non sentire troppo freddo in discesa. Scesi con cautela. Già dopo pochi chilometri a scendere la strada era perfettamente asciutta. Che vigliacco d’un temporale! Si era divertito scaricandosi tutto dalla mia parte a salire. Comunque meglio così. Dieci volte meglio la pioggia a salire, che non a scendere verso valle. Arrivai alla mia macchina verso le tre del pomeriggio. Avevo i piedi ghiacciati. Amen…” Questi sono brevi stralci di quello che, chi vorrà, potrà leggere ne “Il mio ciclismo”. Per contattarmi, casomai ve ne fosse il bisogno o la voglia, i modi sono i soliti ormai noti. L’E-Mail, tramite l’opzione “profilo completo” qui a destra del video, oppure la pagina Facebook mentre, se siete matti quel che basta da voler acquistare il libro, cliccando in alto a destra entrate direttamente nel sito dove potete trovarlo. Il costo è di 9 euro. Se qualcuno lo compra grazie. Se invece non avete interesse, grazie lo stesso. L’importante è che usiate il casco quando vi allenate.

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