«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

martedì 15 maggio 2012

Giro d'Italia; per ora tutto ok (giusto Ivan?)

Questo articolo è precedente al 15 maggio 2012. La corsa rosa è ormai in prossimità del giro di boa. Per i grandi favoriti del Giro, e soprattutto per i loro gregari, l’attuale situazione di classifica è semplicemente perfetta. Tutto come da programma quindi? Forse si, ed ecco perché. Guardiamo com’è stata questa prima parte di Giro in maniera generale. Tappe annunciate difficili per il vento in Danimarca, ma che per fortuna dei corridori sono state decisamente meno critiche di quel che si temeva. Qualche salita impegnativa in questi ultimi giorni, ma niente di così tremendo, poi due appuntamenti a cronometro di cui una all’inizio, pochi chilometri, e dopo pochi giorni con l’impegno a squadre. Se guardiamo i nomi degli atleti che hanno vestito la maglia rosa, troviamo nella maggior parte dei casi ciclisti che al momento si possono considerare delle seconde linee, con tutto il rispetto del caso questo sia chiaro. Ivan Basso sta ricavando il massimo risultato con il minimo sforzo. Prende poco vento in faccia, fa lavorare i suoi senza tiragli il collo, le uniche situazioni in cui ha dovuto darsi da fare direttamente sono state le due cronometro, ma lì per forza di cose devi fare la tua parte. Le varie maglie rosa che si sono alternate in testa alla classifica erano sempre lì ad un tiro di fionda. Come Basso stanno correndo anche Joaquin Rodiguez della Katusha e Roman Kreuziger dell’Astana. Si sono fatti intravedere quando era meglio stare nelle prime dieci posizioni, ma non hanno mai dato il via ad azioni dedite all’incendiare la corsa, se non un’azione di Rodriguez nel finale proprio verso Frosinone. In questi casi, cioè quando non ti fai vedere, le possibilità non sono molte. Ho non hai la condizione, oppure sai che le gambe ci sono e te le stai tenendo per quando dovrai “menare” veramente. L’unico big che ha fatto qualcosa è stato Michele Scarponi, ma l’atleta Lampre non è uno ch’è arrivato in gruppo ieri mattina. Sapeva molto bene che il tentativo sull’arrivo di Rocca di Cambio poteva dargli una vittoria di giornata, ma certamente non era un finale su cui costruire distacchi. Comunque il suo avvicinamento al Giro è stato certamente condizionato dal percorso abbastanza facile, nel complesso, di questa prima metà. Ricordiamoci la sua non brillante cronometro d’apertura, come riconosciuto dallo stesso corridore quel giorno, ma senza troppe preoccupazioni al riguardo. Tutti i favoriti, Scaponi compreso, hanno usato la prima settimana di gara per cercare il colpo di pedale migliore, per lasciare per strada quel chilo da perdere prima delle montagne, per spiare la pedalata di chi ti preoccupa per la classifica conclusiva. Una cosa però che Scarponi deve cambiare è quella pedalata spesso dura che lo scalatore tende a portarsi dietro. Guardando alla Lampre, Cunego ha fatto un solo scatto – proprio a Rocca di Cambio, arrivo molto adatto a lui – provando ad uscire dal gruppo per duecento metri, poi si è girato ed è sparito risucchiato dal gruppo. Cosa spera di combinare correndo in questo maniera lo sa soltanto lui. La maglia rosa di Hesjedal e della Garmin rappresentano intanto la miglior custodia del simbolo del primato per i favoriti. Si tratta di una squadra ben organizzata certamente, ma il canadese non è quel concorrente che – a meno di sorprese lungo il percorso – può rappresentare un’osso troppo duro da mordere al momento buono. Era prevedibile che a questo punto del Giro la maglia rosa fosse indossata da un ciclista forte ma non temibile guardando a Milano. La situazione ideale per gli uomini di fatica delle squadre votate al successo conclusivo. Teniamo d’occhio Pozzovivo per l’ultima settimana – è sempre il vincitore del Giro del Trentino – anche se la sua squadra, la Colnago, attualmente non è un mostro di organizzazione. Con Pozzovivo passiamo per il suo compagno di team Sacha Modolo, che ci aspettavamo più protagonista in questa prima metà di corsa. E la stessa idea può abbracciare Giovanni Visconti. Non è ciclista da grandi montagne, per questo motivo se non lascia il segno entro venerdì è difficile abbia buone occasioni nei giorni in cui i capitani faranno lavorare in maniera più pesante i rispettivi gregari, perché sarà arrivato il momento di giocarsi il Giro d’Italia. In conclusione mettiamo qualche riga per Frank Schleck che è arrivato al Giro senza troppa convinzione, ma almeno non ha sulle spalle la pressione del risultato a tutti i costi. Dal punto di vista dell’esperienza non è un novellino, e siccome tutti sono sempre concordi che il fratello Andy sia quello che in famiglia si porti appresso il vero talento, hai visto mai che un’occasione come questa non possa rappresentare la svolta d’orgoglio per Frank, che ha una squadra totalmente votata alla sua causa, dandogli la possibilità di giocarsi un Giro buono anche per lui.

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