«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

sabato 28 aprile 2012

Verso il Giro; prima parte.

IL GIRO DI ROMANDIA STA SISTEMANDO PER BENE LE GAMBE DEI CAMPIONI. SPERANDO CHE NON STIA FACENDO LO STESSO ANCHE IL DOPING, DIAMO UNO SGUARDO ALLA PRIMA PARTE DEL PERCORSO 2012 RIGUARDANTE IL GIRO D’ITALIA. Nel decennio passato (2004) abbiamo avuto il Giro probabilmente meno difficile dall’inizio del secolo. Tante volate, tante vittorie di Petacchi, e una sola squadra a poter fare veramente la corsa per la classifica, con la Saeco-Cannondale di Simoni e dell’allora giovane Cunego poi vincitore. Poi arrivò il Pro-Tour e con l’obbligo di partecipazione delle maggiori squadre il livello medio si alzò. Ora ritroviamo un Giro meno difficile di quelli ultimamente proposti. Cosa non difficile, vista la passione anche esagerata di Zomegnan per il 39x25, che ormai era diventato in alcuni casi un 34x28. I primi giorni sono dedicati esclusivamente a tante chiacchiere allunga-brodo in cabina di commento. La Danimarca ci può regalare qualche brivido solo in caso di butto tempo e vento rompi-gruppo. Tra prologo, seconda e terza tappa cose in Danimarca, giorno di riposo per il trasferimento in Italia, cronosquadre-biliardo e 5 tappa (Modena-Fano) possiamo sistemaci in poltrona anche soltanto negli ultimi 30 chilometri di corsa. Solamente dalla sesta frazione s’inizierà a togliere la ruggine dal “39”, con le strade ondulate della Urbino-Porto Sant’Elpidio, la settima tappa della Recanati-Rocca di Cambio e l’arrivo in salita nell’ottava frazione che con l’arrivo a Lago Laceno ci dirà come stanno le gambe dei favoriti. La classifica subirà un primo assestamento, niente di decisivo, e magari ci sarà gloria per qualche ciclista non favorito al successo finale che così porterà la maglia rosa per alcuni giorni. Qualche big resterà indietro dando lavoro ai giornalisti che nella prima settimana si saranno attaccati allo starnuto di Basso, od al rutto di Scarponi chiedendogli di riproporlo al processo alla tappa, magari facendo a gara con Beppe Conti su chi lo fa più forte, giusto per avere qualcosa da raccontare.
Arriviamo quindi alle frazioni con gli arrivi a Frosinone (9^), Assisi (10^) e Montecatini Terme (11^). Niente di tremendo, anzi, l’occasione per il capo classifica del momento di difendere il simbolo del primato senza dover fare i salti mortali. Solamente dalla frazione numero 12 (Seravezza-Sestri Levante) le gambe inizieranno a sentire la prima stanchezza del Giro e magari la tappa regalerà una giornata movimentata. La prima parte del Giro è quindi pensata per i velocisti, per una maglia rosa indossata da qualche nome abbastanza importante, ma non così “pericoloso” per chi il Giro vuole vincerlo, e per dare una mano proprio ai favoriti a perdere il chilo di troppo nella prima settimana di gara. Forse per questo sia Scarponi che Basso sono indietro come condizione. PS: le nuove disposizioni grafiche non sono per niente entusisiasmanti. Ciclismo PST dovà cambiare qualcosa. Di solito quando si cambia lo si fa per il meglio, ma stavolta forse non ci siamo e non dipende da me.

domenica 22 aprile 2012

Iglinskiy mastino a Liegi!!


SI CHIAMA VALENTIN, MA OGGI IGLINSKIY ANDAVA ANCHE TROPPO FORTIN, SOPRATTUTTO PER UN BRAVO VINCENZO NIBALI, CHE PER UN PELO NON VINCE LA “DECANA”. DELUDONO TANTI FAVORITI CHE, COME FESSI, STANNO A GUARDARSI L’UN L’ALTRO.

La corsa aveva assunto il vecchio copione di mandare avanti l’impavido gruppetto d’eroi di giornata, per poi riprenderlo quando faceva comodo. Sarà stata la giornata fredda e piovosa, ma nemmeno sulla Redoute si muove un’anima, se non Rodriguez.
Come spunta il sole spunta Vincenzo Nibali che a 20km. dalla fine forza l’andatura, allunga il gruppo dei big e riesce a creare il buco. I vari capitani, per ingannare il tempo e godersi l’insperato sole primaverile, iniziano a giocare alle belle statuine.
Lungo la Salita di San Nicola Iglinskiy stacca Rodriguez e inizia una cronometro individuale contro Vincenzo Nibali, che raggiunge a poco più di un chilometro dal termine. L’italiano non ha più forze per controbattere l’energica pedalata del ciclista kazako (si scrive così?), che così può iniziare i festeggiamenti a 200 metri dall’arrivo. Nibali chiude secondo, Gasparotto terzo.
Gli altri vari big, Gilbert e Valverde in testa, non hanno mai cercato un’azione risolutiva. Scarponi e Cunego sono sempre stati nel gruppo dei migliori, ma niente di più. Continua la primavera-fantasma dei fratelli Schelck, che se credono di trovare pazienza infinita in Bruyneel è meglio cambino aria, o cambino registro.
Alcune frasi di Vincenzo nel dopo corsa;
“Ho fatto sicuramente una bella azione, c’era tanto vento, ho faticato tanto, peccato. Ci credevo, quando ho visto Iglinskiy arrivare su ho provato a tenere ruota però… Sicuramente non mi fermerò qui, ci proverò un’altra volta”

FINITA LA CAMPAGNA DEL NORD. POCHE LE CONFERME TRA I NOMI PIU’ ATTESI. A PARTE BOONEN, RE DEL NORD.
Tom Boonen è certamente l’atleta di primavera, in virtù dei suoi “show” sulle pietre. Principalmente grazie alle doppie prime firme messe sugli albi d’oro di Fiandre e Roubaix, e che consentono al belga l’aver messo già via un 2012 positivo. Dispiace certamente la caduta di Cancellara al Fiandre, che ha tolto dalla scena primaverile un sicuro protagonista, forse il favorito per le due classiche monumento.

L’Italia ha fatto dei passi avanti con il doppio 3° posto di Alessandro Ballan nelle due classiche delle pietre, ed il 2° posto di Filippo Pozzato al Fiandre. Grazie poi alla vittoria di Gasparotto all’Amstel, che è giunto terzo anche oggi, ritroviamo l’ex tricolore 2005 al momento forse più alto della sua carriera. Ha deluso Daniel Oss, che non può vivere di rendita per un Giro del Veneto vinto due anni addietro e deve svegliarsi.
Peter Sagan ha fatto capire di avere un motore devastante, ma una dose d’inesperienza ancora niente male. Piccoli sbagli, indecisioni, tentennamenti nei momenti finali delle gare gli sono costati anche dei podi, se non un’affermazione (Sanremo?). Nessun giudizio individuale per il trio BMC Gilbert-Evans-Huschovd. Nessuno dei tre, se non Gilbert come crescita di condizione in questi ultimi 15 giorni, ha combinato qualcosa. Sono la delusione più importante, insieme ai fratelli bandiera di Lussemburgo. Frank Schleck ed il fratello Sampei sono stati solo comparse. Le magagne di salute patite (vedi Parigi-Nizza), non possono essere completa giustificazione per un periodo da dimenticare come risultati. Solamente il fratello maggiore, Frank, ha tentato qualche azione con una buona convinzione, quando un minimo di condizione lo sosteneva.

VERSO IL GIRO.
Se Cunego non vinceva questa Liegi, con la condizione portatasi dietro dal “Trentino” – concluso al 2° posto della generale – sinceramente non sappiamo quando accidenti può sperare di vincerla. La sua condizione è in crescita, ed in vista del Giro (che correrà all’80%), ci sono speranze per un redivivo protagonista. Tutta un’altra storia per Michele Scarponi, che si è visto poco rispetto al medesimo periodo dell’anno scorso. Se questa è una scelta in vista del Giro, facile sia così, allora ci siamo e ci torneremo tra poco.
Nibali ha vinto la Tirreno-Adiatico e quindi la sua primavera è a posto. Il podio alla Sanremo e ora quello della Liegi, uniti alla Corsa dei Due Mari, fanno segnare il simbolo “+” nella sua prima parte di stagione. Ancora non ha la gamba per scattare quando l’insidiosa Suor Alessandra è in avvicinamento, ma confidiamo per il futuro.
Dicevamo di Scarponi, e lo uniamo in una breve considerazione con Basso. Entrambi hanno palesato un ritardo di condizione al Giro del Trentino ed in precedenza tra Tirreno e Parigi-Nizza. Con la partenza morbida del Giro di quest’anno, con una prima settimana che dovrebbe ben poco, tutti i ciclisti partecipanti avranno almeno 4 o 5 giorni per smaltire il chilo di troppo senza troppo preoccuparsi. Quindi, Basso e Scarponi sembrano, perché ancora indietro di colpo di pedale, in perfetta sincronia con le probabili esigenze del percorso rosa.

E PROPRIO SUL DISCORSO ROSA……
La maglia verde dovrebbe venir cancellata per diventare azzurra. Se così sarà, provatevi a togliere i pois in Francia. Vi pelano vivi! Ma il rosa di cui parlavo è il vero rosa.
Il Giro-Donne sarà combattuto? Credo proprio di si. Sarà quindi incerto? Quasi certamente. Sarà aperto a tante? C’è da scommetterci, ma che scherzi? Intanto non sarebbe male se si sapesse qualcosa!
Per quanto se ne sa, parlo di me stesso, ancora nessuna notizia. Niente male come promozione al contrario, di questo evento considerato al primo posto per importanza del calendario internazionale. Capisco che in un’anno dove gli imponenti eventi estivi, Olimpiadi a Londra ed Adunata Triveneta Alpini di Feltre, occupino gli spazi maggiori, ma non sarà mica che non ci sono soldi e sono tutti lì a diventar matti per cercare di non raccontarlo in giro? Guardate che parlando di ciclismo femminile, soprattutto in Italia, non ci sarebbe da scherzarci su.

mercoledì 18 aprile 2012

Quella ....Freccia di Rodriguez!!

JOAQUIN RODRIGUEZ VINCE LA FRECCIA VALLONE, CORSA NELL’ORMAI CONSUETA – E NOIOSA – ATTESA PER LA SCALATA FINALE SUL MURO D’ARRIVO. ALBASINI SECONDO E GILBERT TERZO CHIUDONO IL PODIO.
IN VISTA DELLA LIEGI UN BEL CUNEGO AL “TRENTINO”, MA NON DICIAMOLO TROPPO FORTE…

domenica 15 aprile 2012

FINALMENTE!!

DOPO 4 ANNI ENRICO GASPAROTTO ROMPE L’INCANTESIMO E RIPORTA UNA GRANDE CLASSICA IN ITALIA. L’ITALIANO REGOLA NEGLI ULTIMI METRI JELLE VANENDERT E PETER SAGAN E S’IMPONE NELL’AMSTEL GOLD RACE.
IN RIPRESA GILBERT, ANCORA INVISIBILI GLI SCHLECK, MAI DOMO FREIRE CHE PER UN PELO NON VINCE ANDANDO IN FUGA DA SOLO.

mercoledì 11 aprile 2012

Ultime classiche; ce l'abbiamo il Robin Hood?


Due nomi per Casa-Italia. Uno; tornerà a vincere? L’altro; inizierà a vincere?

CON IL TRIS AMSTEL-FRECCIA-LIEGI LE CLASSICHE DEL NORD SALUTANO GLI APPASSIONATI. ANCORA IN CERCA DI UNA GRANDE CLASSICA CI SONO FRECCE NELLA FARETRA DI CASA NOSTRA?

Casa-Italia conquista tre scalini nei podi più “pesanti”, con Pozzato e Ballan al Fiandre, ed ancora Ballan alla Roubaix. Però le corse di un giorno continuano a passare, e ci ritroviamo ancora ad inseguire la vittoria in una di queste.
Se all’Inferno e prim’ancora al Giro delle Fiandre avevamo speranze, sapendo che dovevamo fare i conti con Cancellara – che poi gli è andata com’è andata – e Boonen, alle Ardenne le possibilità dovrebbero essere maggiori. Non fosse altro che per un puro (e poco ciclistico) calcolo matematico, dovuto al fatto di avere più finisseurs che uomini da pietre spaccagambe.
Manco a farlo apposta il Giro dei Paesi Baschi ci ha fatto vedere Damiano Cunego in crescita negli ultimi giorni di gara. Gli obiettivi che il veronese ha quest’anno sono principalmente tre; una classica d’aprile (e ci siamo), il Tour (e magari stavolta la voglia di andare allo “Svizzera” per vincerlo visto come andò l’anno scorso), ed il Mondiale. Siccome l’Amstel di quest’anno ricalca un pezzo di percorso iridato, quale migliore occasione per chi – Cunego in testa – ha in testa la corsa del 23 settembre?

Per fortuna la pattuglia italiana non ha solo Cunego in lista, e tra Amstel e Liegi, passando per la Freccia-Vallone, gli italiani che cercheranno d’imporsi saranno diversi. Quanto vale Visconti adesso che ha raggiunto una squadra World-Tour? Se Valverde, suo capitano quasi certamente in due classiche su tre, gli lascerà l’occasione saprà il tri-campione d’Italia giocarsi la vittoria?
Il Commissario Tecnico della nostra nazionale Paolo Bettini ha già fatto nei nomi di Pozzato e Cunego due nomi di riferimento (più il secondo) per la corsa olandese d’inizio autunno. Niente ancora di deciso. Ma, giustamente, il CT chiede garanzie sulla condizione che non siano solamente d’intenti. Vuole delle vittorie, vuole vedere i papabili come capitani giocarsi le vittorie, vuole portare al Mondiale gente che sia stata protagonista nella stagione.
Non stiamo qui adesso a mettere una lista di possibili protagonisti e favoriti. Viste le caratteristiche delle te corse in programma potremmo ficcar dentro una quindicina di nomi. Australiani, italiani, spagnoli, lussemburghesi (due, se non mandano le controfigure) già possono rappresentare un gruppo di una dozzina di nomi con le potenzialità vincenti. Quello che interessa è che Cunego smetta di essere l’ultimo italiano a vincere una classica importante, o che perlomeno la si smetta di parlare di quel Lombardia 2008. Comincia ad andare per le lunghe ‘sta storia.

domenica 8 aprile 2012

LA VITTORIA PIU' BELLA!



SUPER TOM ENTRA NELLA STORIA DELLE PIETRE. 53 CHILOMETRI DI FUGA SOLITARIA SCRIVONO IL SUO NOME AFFIANCANDO ROGER DE VLAEMINCK.

Ce l’ha fatta! Si, possiamo iniziare in questo modo un racconto lungo 53 chilometri, per uscire da un gruppo di ciclisti ed entrare nella storia. Tom Boonen, il ragazzone belga dal sorriso gentile, vince la sua quarta Parigi-Roubaix in maniera netta, senza discussioni. Roger De Vlaeminck dovrà rassegnarsi al fatto di essere stato raggiunto da Boonen per numero record di edizioni vinte, sperando che a Tom – dubitiamo – sia ora sazio di collezionare trofei in puro pavè dal peso di 12 chili.
All’inizio della foresta di Aremberg tutti i migliori sono nelle posizioni di testa del gruppo. Pozzato un po’ indietro forse paga lo sforzo del rientro. All’uscita Ballan Flecha tentano con altri un timido allungo che avrà poca gloria. Thor Huschovd cade ad una rotonda, anche se riesce a ripartire con immediatezza; “Sono caduto per colpa mia. Peccato perché avevo una bella gamba” dirà l’ex iridato alla fine. A 58 chilometri dalla fine Boonen e Pozzato forzano l’andatura per “vedere” la gamba degli avversari. Riusciranno a fare un piccolo buco che pende di sorpresa il gruppo dei migliori. Arriva Ballan con il gregario di Boonen l’olandese Terpstra. E qui casca l’asino.
Ina breve discussione, pochi secondi, tra Ballan e Pozzato permette a Super Tom ed il suo gregario di guadagnare un piccolo divario. Siamo a 55 chilometri dalla fine, nel giro di alti due chilometri Perpetra cede di schianto alla fatica e Boonen rimane da solo in testa. Aiutato dal settore di pavè numero 11, che gli consente di ampliare il divario sugli inseguitori, Boonen inizia una lunga cavalcata solitaria lunga 53 chilometri; “Quando ero solo, ero preoccupato e ho cercato di non pensare a niente” dirà Tom a fine corsa, tant’è che la Roubaix 2012 finisce in quel momento.
A 50 chilometri dalla fine Pozzato cade su una piega a destra. Il veneto non finirà nemmeno la corsa preferendo ritirarsi. Il GS Sky tenta l’inseguimento a Boonen, ma Super Tom non perde colpi, sentendo profumo di storia. Gli ultimi 30 chilometri sono una faticosa sfiancante sfaticata, e dietro ad un certo punto si arrendono all’evidente superiorità del belga. All’entrata nel velodromo di Roubaix Tom Boonen si gusta la stupenda affermazione; “La più bella delle mie quattro vittorie” come commenterà lo stesso belga.
Nel finale di corsa il francese Turgot vince ad un millimetrico fotofinish la volata per il 2° posto sul Ballan che poi commenta; “Dopo il 3° posto al Fiandre, ed il 3° oggi, sono comunque soddisfatto”. Matteo Tosatto conquista il settimo posto, Luca Paolini l’undicesimo, Marco Marcato il ventesimo. L’impressione è che quando Boonen è partito in fuga, i migliori probabilmente non credevano ad una possibile azione risolutiva del belga, lasciandogli troppi secondi. Così facendo Super Tom non ha solo acquistato secondi, ma anche l’entusiasmo sufficiente per pedalare più forte ed entrare nella storia come uno dei grandi del Nord.
Con la fantastica vittoria di Boonen alla Roubaix, che segue quella del Fiandre una settimana fa, si chiude la campagna del nord dedicata alle cose più pesanti. Ora la parola passerà ai finisseurs per le ultime classiche. Dal Giro dei Paesi Baschi risuonano le pedalate di Samuel Sanchez (vincitore), Joachin Rodriguez e anche di Damiano Cunego che negli ultimi giorni aveva un colpo di pedale da tenere d’occhio.

mercoledì 4 aprile 2012

Allora biondo, che si fa?



VERSO ROUBAIX CON BUONE SPERANZE TRICOLORI. DA DIVERSI ANNI NON SI ARRIVAVA ALL’INFERNO DELLE PIETRE CON QUESTA IDEA. MA BOONEN HA UNA MOTIVAZIONE COME POCHE; LA 4^ VITTORIA.

Andrea Tafi è stato l’ultimo vincitore italiano nel 1999, Filippo Pozzato l’ultimo ospite di casa nostra sul podio due anni fa. Da diversi anni l’Italia non arrivava con questo ottimismo alla Roubaix, complice la forma in crescita di Alessandro Ballan e del capitano della Farnese.
Tom Boonen potrà sempre contare su un’Omega-Quickstep che correrà per lui, ma nella Roubaix la squadra dura fino alla foresta d’Aremberg. Di lì in avanti si deve andar davanti e restarci. Pozzato si gioca la stagione in queste due settimane, Ballan corre sapendo che a fine mese la giustizia italiana si esprimerà sulla rogna riguardante la Lampre. Certamente la situazione è più pesante per il rappresentante della BMC.
Per Boonen esiste l’ennesimo stimolo a cercare il poker all’inferno, lui che con tre Fiandre e altrettante Roubaix potrebbe andare in pensione domani mattina e vivere di rendita storico/ciclistica. Boasson Hagen ha deluso, Huschovd fin’ora ha fatto presenza – deve tirare un’arietta mica male alla MBC, vedendo la primavera di Gilbert fin’ora – e viene da ridere di come proprio Ballan rischi di essere una specie di salvatore della patria per il GS rosso-nero.
Tra Sanremo e Fiandre si è visto che Sagan ha un motore da far paura, penalizzato dall’inesperienza. Sul Poggio di Sanremo non ha cercato subito di attaccarsi alla ruota di Cancellara, quando “ciuf-ciuf” era scattato per non lasciar scappa via Nibali e Gerrans, quando i due tentarono il colpo gobbo. Avesse “letto” da subito quel momento di corsa, la volata avrebbe avuto un’esito forse diverso. Se lui oppure Oss – fin’ora in’ombra – riusciranno a “sopravvivere” ad Aremberg, la formazione italiana potrebbe avere due carte per giocarsi la gara. Due righe per Cancellara, che dovrebbe tornare in strada quando tutti saremo presi dal Giro.
Siamo alla Roubaix, dove sfasciare una ruota, oppure forare due o tre volte non è cosa fuori dall’ordinario, e dove perdere 50 metri ti può costare la corsa. Per Casa-Italia sarà una buona Pasqua dall’inferno?

domenica 1 aprile 2012

Boonen torna leone delle Fiandre!


IL GIGANTE DEL NORD E’ TORNATO. E CON LUI UNA PATTUGLIA ITALIANA FINALMENTE CORAGGIOSA E DECISA CHE SFIORA LA VITTORIA DEL FIANDRE. UN’EDIZIONE DECISA ANCHE DALLE CADUTE, CANCELLARA IN PRIMIS.

“Non è importante chi è favorito, è importante chi vince” Queste le parole di Tom Boonen questa mattina al microfono di Suor Alessandra, poco prima del via. Il belga riesce a sgusciare agli italiani nella volata finale, ed entra nel club dei grandi del Fiandre con la sua terza vittoria.
Un’edizione decisa anche dalla butta caduta che ha coinvolto Cancellara, causa rifornimento, a circa 60 chilometri dalla fine. Si vocifera di frattura per la clavicola.
Senza spulciare tutta la cronaca, finalmente un’Italia da fuochi d’artificio nel momento buono con Ballan che tenta la fuga sul Kwaremont, Pozzato che forza l’andatura e Boonen che gli si mette a ruota. I tre indovinano l’attimo e fin da subito trovano l’intesa. La corsa è finita. Un Paolini (7°) ancora in grande condizione tenta il riaggancio ma il treno è perso. Ci prova Sagan (5°) che – dopo la Sanremo, vedi scatto di Cancellara sul Poggio – perde l’attimo buono. Il motore c’è, ma l’esperienza è ancora tutta da costruire.
Cancellara esce di scena in malo modo. A questo punto facilmente lo ritroveremo al Tour, probabilmente al Giro di Svizzera. Finalmente gli italiani hanno deciso di non attendere per vedere cosa facevano gli altri. Un po’ di coraggio, voglia di rivalsa, e speriamo che lo spirito sia il medesimo anche all’inferno delle pietre. Boonen sarà il favorito, ma l’Italia ha Ballan e Pozzato in gran forma.

Aprile; l'editoriale.



UN’EDITORIALE, QUELLO IN BASSO, BEN DIVERSO. ERA QUELLO FINITO CINQUE GIORNI FA. LA PASQUA CICLISTICA VIENE INVECE ROVINATA DALLA (GIUSTA) INCHIESTA DI MANTOVA, CHE A QUANTO PARE HA FATTO ARRIVARE I NODI AL PETTINE. LA LAMPRE NEI GUAI.

1° APRILE; MANCANO 35 GIORNI ALL’INIZIO DEL GIRO D’ITALIA (88 per quello femminile)

“Nell’aprile di un’anno fa la notizia che la Lampre del biennio 2008/2009 era indagata per doping di squadra. Forse la rogna più grave che possa esserci. Adesso la procura di Mantova che chiude l’inchiesta e chiede un processo per una ventina di ciclisti, molti proprio della Lampre tra ieri e oggi. Se le accuse non fossero provate ci sarebbe un proscioglimento (e dal punto di vista degli appassionati è speranza che sia così), altrimenti processo, oppure possibilità di patteggiamento che, con il rito abbreviato, porterebbe ad uno sconto di pena. L’aria che tira però è pesante, visto che la Procura ha lavorato un’anno per prendere la decisione della richiesta del rinvio a giudizio, e certamente a Mantova non hanno voglia di fare la figura di quelli che hanno perso solo tempo. Questo il lato prettamente giuridico/burocratico.
Oggi la Lampre non è che lontana parente della squadra di tre stagioni addietro. Ma non serve andare fino ad oggi. Gia nel 2010 molti ciclisti avevano lasciato la formazione con Saronni tra i dirigenti - e con lui dovranno rispondere davanti alla giustizia Maurizio Piovani e Fabrizio Bontempi oggi direttori sportivi – e forse non è stato un caso. Quella Lampre che da una stagione all’altra perse Bruseghin, Ballan, Gasparotto, Bandiera, Santambrogio (gente che andava anche forte), fu rinnovata solo dalla voglia di ringiovanirsi?
Una legnata che arriva proprio alla vigilia delle classiche del nord, e che in questi giorni farà cambiare di molto le domande che i giornalisti volevano fare ai ciclisti di casa nostra. Saronni lamenta che questa cosa sia uscita prima delle classiche, e così l’anno scorso. Ma che cosa si pretende? A febbraio-marzo no, perché parte la stagione, ad aprile no per le classiche, a maggio no per il Giro, a Luglio no per il Tour, a settembre no, perché vi è l’accoppiata Vuelta e Mondiali. Basta.
Da questo guaio la Lampre potrebbe uscirne in pezzi, facendo pagare scotto anche a chi non era nella formazione blu-fuxia due stagioni fa. Il discorso riguardante il doping di squadra, affidandosi ad un farmacista di Mariana Mantovana, Guido Nigrelli – presso una struttura a quanto pare clandestina –, porta l’immagine della formazione italiana verso le vecchie fogne ciclistiche degli anni scorsi. Le ormai lontane ma mai dimenticate Festina per i francesi, Telekom per i tedeschi.
L’Italia non ha mai avuto sospetti di doping che riguardassero un’interà entità ciclistica. Si sono avuti casi dolorosi per singoli atleti, ma un eventuale caso di doping di squadra sarebbe una botta che può provocare la fine del GS italiano. Le sorti di Festina, Telekom e Saunier Duval in anni più recenti sono ancora ben vive nella testa degli appassionati. Sarà una Pasqua pesante, con uova di cioccolata che rischia di essere molto amara, anche se le premesse fino a pochi giorni fa erano ben diverse. Se volete potete leggerle in basso.”


APRILE, DOLCE DORMIRE? SPERIAMO DI NO. CON L’ARRIVO DELLE CLASSICHE DEL NORD, VOGLIAMO VEDERE UN’ITALIA PROTAGONISTA. ASPETTIAMO DAL LOMBARDIA DI CUNEGO; AUTUNNO 2008. BASTA E AVANZA, GRAZIE. ORA CATTIVI, DECISI, CORAGGIOSI.

“Gli atleti non mancano, le motivazioni ci sono, abbiamo la quantità, e la qualità è di alto livello anche se non abbiamo “Il” campione. Pozzato che si gioca tanto, e lo sa bene, perché da quattro stagioni è sempre atteso al varco, soprattutto alla Roubaix. Uscendo dalle pietre abbiamo un’altro quasi eterno inseguitore della “decana”. Quel vecchio “bocia” di Cerro Veronese che come Filippo ormai non ha più alibi. L’esperienza c’è tutta, l’avvicinamento è stato fatto senza fretta e, per quanto ne sappiamo, non ci sono stati infortuni o problemi di salute che ne hanno compromesso la preparazione.
La Gand-Wevelghem ci ha fatto vedere una pattuglia tricolore arzilla, tosta, motivata, con una gamba ottima. Visconti, Paolini, autore di una “garissima” per Freire, per l’appunto Pozzato, Bennati che forse ha mancato la possibilità della Gand a causa di un’inseguimento solitario, causa foratura, a 13 chilometri dalla fine che gli ha tagliato la gamba. Poi Marcato, Ballan, Oss e con l’arrivo delle prove per i finisseurs il plotone italiano dovrebbe avere un Basso, uno Scarponi e un Nibali in più verso la Liegi.
Gli stranieri ci sono, eccome se ci sono. Sia sulle pietre sia nelle Ardenne; Cancellara e Boonen su tutti, Gilbert e Hushovd che avranno voglia di rivincita dopo il periodo “magro” comprendente la Parigi-Nizza, la Tirreno e la Sanremo. Boasson Aghen, Peter Sagan, Martin Brescel sempre più convinto della propria forza e per questo ancor più pericoloso, che ora inizia a far male anche in volata, Evans che alle Ardenne sarà pungente dopo la Tirreno per niente entusiasmante, Valverde che già pedala vicino ai tempi andati, gli Schleck (c’è per caso un’inaspettata aria di Giro in casa Schleck?).
Tutti forti ma ormai il digiuno, l’astinenza per Casa-Italia nelle classiche d’aprile si conta con gli anni. Per fortuna ci sono le ragazze che a forza di Mondiali ci salvano il c**o a livelli internazionale, ma i maschietti devono iniziare a correre in maniera battagliera. In questi anni gli italiani nelle gare del nord hanno quasi sempre corso in maniera attendista, guardando cosa facevano gli altri per sapere cosa dovevano fare loro. Adesso svegliamoci, testa bassa, e se dobbiamo arrivar secondi sia perché gli alti hanno dato l’anima. Senza se e senza ma.”