«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

giovedì 19 gennaio 2012

La luce s'intravede; ma attenzione alle immersioni in acque sconosciute.


GUARDANDOLA CON OTTIMISMO, ECCO CHE IL CICLO-ROSA ITALIANO STA GETTANDO DELLE BUONE BASI PER UN GIUSTO RICONOSCIMENTO DELLE LORO FATICATE. GUARDANDOLA CON REALISMO, OCCHIO AGLI SQUALI.

Non è da escludere che il ritiro azzurro che si tiene in questo periodo, voluto dal CT Salvoldi per iniziare a costruire la squadra olimpica 2012, sarà occasione per discussioni serali tra le nostre più importanti cicliste. Chiacchierate che non verteranno solamente sulle impressioni date dai primi mal di gambe, ma che guarderanno all’argomento che riguarda l’accordo di collaborazione tra l’Associazione Italiana dei Ciclisti Professionisti e le nostre ragazze elite.
Sono diverse le cose su cui le atlete vogliono essere prese in considerazione (da un’assicurazione decente a un minimo salariale, fin’anche a più attenzione sulla sicurezza nelle loro gare). Tutte cose più che giuste. Interessante sarebbe saperne di più su cosa s’intenda invece sulla richiesta di una qualificazione effettiva del personale che compone i vari GS (meno fighetti inutili sempre tra i piedi?).
Quello che faranno le cicliste in queste settimane sarà di scegliere alcune loro rappresentanti, per poter sedere al famoso tavolo e discutere con l’FCI su questi punti. Al riguardo, poco prima della fine di marzo (con l’appuntamento di Coppa in quel di Cittiglio) dovrebbero uscire i nomi delle rappresentanti rosa.
La cosa alla quale le ragazze dovranno però porre attenzione sarà di nuotare lontane dagli squali. Quelle persone che con un sorriso a 85 denti da anni girano e rigirano le cicliste come gli pare, pagandole una mezza miseria, facendo loro contratti a volte di pochi mesi, o dando loro garanzie traballanti sulla durata di quelli più lunghi (non è invenzione la storia di cicliste che ancora aspettano soldi che forse mai vedranno).
Se le ragazze otterranno più considerazione ne guadagneranno, ma quelli che da anni facevano da padroni del vapore inizieranno a masticare amaro, cercando di darsi da fare proprio per non vedere il proprio bastone del comando accorciarsi troppo. Quando ti siedi ad un tavolo e l’argomento denaro ha una parte importante, bisogna essere pronti a dover essere anche dei furbi rappresentanti politico/diplomatici. Buona fortuna, perché le cicliste ne hanno un gran bisogno. Vedremo a fine marzo come evolverà la cosa.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

La stragrande maggioranza della gente che opera nel ciclismo femminile mi mette il vomito.

Antibuffoni 3

Manuel (Ciclismo PST) ha detto...

(cominciamo bene...)

The preacher ha detto...

Ok la serietà di staff e team managers, ok il minimo salariale, ma manca anche tanta professionalità da tante, troppe atlete che non pensano ad altro che non sia ipod, cellulare e capelli fino a due minuti prima della partenza, che si staccano dopo 5 km (una tizia che correva nella Fanini System data fino a due anni fà era una vera fuoriclasse del genere), che non mettono fuori il naso dal gruppo una volta che sia una, e potrei continuare. Detto questo, credo che il movimento (e mi ricollego a quanto ho appena scritto) abbia bisogno di più qualità, passare elitè é considerato normale, quasi un atto dovuto, quando correvo io, se si voleva avere una speranza di diventare professionista, bisognava totalizzare almeno trenta punti FCI (cinque per ogni vittoria), niente punti ? A lavorare. I punti FCI non esistono più, basta portare uno sponsor, essere amiche, figlie, fidanzate di ds, team managers o buffoni vari e il passaggio é garantito.Un ipotetico ranking permetterebbe anche l' abolizione di un modus operandi di cui i managers nostrani fanno uso e abuso, mi riferisco all' abitudine consolidata di ingaggiare atlete dell' est europeo dietro promesse che non vengono mai mantenute, atlete che nella maggior parte dei casi non hanno i numeri per reggere i ritmi delle elitè, che vengono illuse e che se non "vanno" vengono rispedite in Russia, Ucraina o Lituania con un biglietto di sola andata, tanti ringraziamenti e un calcio nel culo. Dimenticavo due cose: 1) investire nella promozione delle gare per portare più pubblico a bordo strada. 2) troppi buffoni e imbucati attorno alle atlete prima e dopo le gare, auspico un paddock in stile F1 come al Giro d' Italia, il web é strapieno di foto tutte uguali, nessuna sentirà la mancanza degli imbucati di cui sopra e del loro "ciao cara, ti é arrivata la foto ?"

Alessandro Oriani