«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

domenica 1 gennaio 2012

Gennaio; l'editoriale.


IL GIRO 2012 PARTE DALL’ESTERO. COSA GIA’ CAPITATA E NON VISTA SEMPRE CON ENTUSIASMO. MA FORSE DOVREMO ABITUARCI AD UN GIRO E UN CICLISMO SEMPRE PIU’ LEGATO ALL’IMMAGINE DA MONETIZZARE. ANCHE IN ITALIA.

1° GENNAIO; MANCANO 125 GIORNI ALL’INIZIO DEL GIRO D’ITALIA (e 181 a quello femminile).

“Ricordiamo ancora gli anni, e non parliamo certamente di 30 o 40 anni addietro, in cui dall’Italia e dalla Gazzetta si criticava il Tour perché proponeva le cronometro a squadre? Oggi queste critiche sono scomparse, mentre dalla metà del decennio scorso sono comparse proprio le cronosquadre. Vengono in mente gli anni in cui Castellano ficcava dentro almeno un paio di abbondanti cronometro, per far si che Indurain dicesse; “Mi piace” anche se Facebook manco esisteva.
Con la direzione di Zomegnan c’è stata una vera sbronza di salite, tant’è che le edizioni 2010 e 2011 erano apparse subito tremende ed anche esagerate. Si voleva Contador e si cercava di lusingarlo. Passano i direttori dell’evento, ma non i sistemi per avere i fuoriclasse in gara.
Da quest’anno la gara viene guidata da Mauro Vegni. Per gli appassionati Vegni è un viso noto, che da diversi anni è tra i massimi responsabili della corsa rosa. Ma l’uomo nuovo non è lui, bensì Michele Acquarone manager per RCS da una dozzina d’anni, laureato (notare la casualità) in economia aziendale. Da quest’anno gli è stata affidata la guida per gli eventi ciclistici, Giro in primis. Acquarone ha portato risultati entusiasmanti al fatturato della Gazzetta, curando e decidendo per il marketing dei prodotti che vengono commercializzati tutto l’anno (inserti per gli stessi quotidiani, DVD, calendari, ecc…), riuscendo con questi articoli a rimediare alle vendite in calo della “rosea”, cosa che in generale ha colpito quasi tutti i quotidiani nel decennio scorso. D’altronde, come Internet è diventato sempre più presente nelle case, sono diminuiti i clienti delle edicole.
Le idee che rasentano la fesseria non sono mancate, alcune per fortuna non si sono ancora viste, ma purtroppo non sono state messe via. La prima è quella di una devastante trasvolata atlantica per portare il Giro in America. La cosa però da considerare è che la nuova linea Gazzetta sarà sempre meno importante, al contrario di quelle che saranno le due volontà sempre più decisive; RAI e sponsor. S’intravede quindi la volontà di andare verso gli introiti economici a capo chino, per cercare di ingrandire ancor di più l’immagine del Giro. E visto che il Giro non ha certo bisogno, in Italia, di ingrandire la sua immagine, certo è che all’estero le possibilità non mancano.
Se siamo partiti dall’Olanda, se partiremo dalla Danimarca, figurarsi se esistono problemi per un Giro che potrebbe avere le sue prime giornate in Francia, oppure in Spagna, o magari ripetere un’attraversamento europeo che inizi in Germania.
La nostra corsa è la seconda per importanza al mondo, probabilmente la migliore per possibilità nella varietà dei percorsi, e nonostante la RAI abbia rovinato le presentazioni di questi ultimi anni, riducendole sempre più a un “quanto siamo bravi, quanto siamo belli” (cosa di cui il Giro non ha bisogno), la curiosità e l’attesa sono sempre forti. Vendere un’immagine è importante, ma qui si va sempre più verso lo svenderla al miglior offerente. La strada più breve per avere un ciclismo simil-calcio nel giro di una decina d’anni.”

1 commento:

The preacher ha detto...

Post eccellente, davvero eccellente.