«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

martedì 6 dicembre 2011

Il ciclismo davanti al caminetto.



RAPPORTI CON GLI SPONSOR, L’ADDETTO STAMPA, L’IMMAGINE DA OFFRIRE PUBBLICAMENTE, L’ACCOMPAGNATORE (?),… TUTTE COSE CHE OGGI SERVONO A UNA SQUADRA DI CICLISMO DI MEDIO-ALTO LIVELLO. QUANTO SI POTRA’ TIRARE ANCORA LA CORDA?
SI PERCHE’ PARLIAMO DI DILETTANTI!

Con l’arrivo del mese di dicembre quasi tutti i protagonisti e protagoniste della prossima stagione sono tornati a faticar di gambe. Così anche per i ciclisti dilettanti, se tali si possono chiamare. Difatti è omai dalla metà degli anni ’90 che il ciclismo si è rivelato come una specialità sportiva sempre più costosa. Tant’è che queste cose si riflettono anche nelle categorie inferiori. Pensate che una squadra juniores costi poca roba?
Se si tratta di una squadra dilettantistica di medio livello, state certi che 80/100.000 euro potete metterli in conto. Questi soldi sono comprensivi di valori in denaro sonante, e costi di materiali di vario genere. Lasciando stare le figure del direttore sportivo, di un paio di meccanici, di un massaggiatore, di un segretario, oggi troviamo anche figure che 30 anni fa manco le cercavi; l’accompagnatore (cosa s’intenda poi per accompagnatore non si sa), la persona che cura i rapporti con i mass-media, in qualche caso troviamo una persona che deve “costruire” l’immagine di un GS da proporre al pubblico, per far si che gli sponsor siano soddisfatti dei soldi che spendono.
Parlando di una realtà sportiva “dilettantistica”, fa abbastanza impressione di quali possano essere gli investimenti per sostenere gli atleti durante la stagione. Esiste un cosiddetto parco macchine, che prevede almeno un paio di ammiraglie (che non sono delle Panda!) e un furgone è obbligatorio. Chiaro che queste vetture, che solitamente percorrono grosse distanze annuali, abbiamo per questo motivo la necessità di controlli più frequenti sulla loro affidabilità, senza contare le spese a cui tutti noi siamo soggetti (assicurazioni, bolli, benzina, ecc…).
Se avete un’idea anche minima di quelli che sono i costi di biciclette e vari accessori (pneumatici, borracce, camere d’aria, catene, ecc), state certi che in una squadra con soltanto una decina di ragazzi escono cifre di spesa astronomiche. Spese che non riguardano soltanto gli attrezzi del mestiere (biciclette) ed i mestieranti (i ciclisti). Pensiamo ad esempio ai soldi che vengono dati ai ragazzi sottoforma di capi d’abbigliamento. Provatevi a compare un paio di calzini da ciclista, e moltiplicate la vostra spesa per 8/10 paia per ragazzo, moltiplicato a sua volta per tutti i componenti della squadra. E parliamo di calzini!
Fino a qualche decennio fa sapevi che il dilettante era, solitamente, un ragazzo che si alzava alle sei di mattina, alle sette iniziava a lavorare, all’una arrivava a casa e alle due saliva in bici per 80 chilometri d’allenamento, che diventavano 120/140 la domenica se non c’era la corsa. Cose quasi da album dei ricordi. Oggi il dilettante è un semi-professionista.
E non crediate che nella categoria juniores non girino soldi. Se sei uno che di gare ne vince, qualche bel premio di tipo “filigranato” ci scappa volentieri. E alla fine dell’anno state certi che non parliamo di 500 euro messi là. Ma con costi sempre più forti per mantenere tutto questo, quanto puoi tirare ancora la corda per tenere in piedi un carrozzone che di “dilettantistico” ha sempre meno?

1 commento:

Anonimo ha detto...

1)Lavorar di gambe ai primi di Dicembre, arrivare alla Sanremo con 12000 km nelle gambe e dichiararsi stanchi alla viglia del Mondiale, mah...
2)Dilettanti (?): negli anni 80 c'erano dei "prima serie" che preferivano non passare pro perché guadagnavano di più, non so, forse negli anni '60... Forse. :-)

Il Predicatore