«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

sabato 1 ottobre 2011

Ottobre; l'editoriale.



SPAGNA, USA, ITALIA, FRANCIA, SVIZZERA. L’AUTUNNO CICLISTICO PORTERA’ CON SE IL LOMBARDIA, IL GIRO 2012, MA ANCHE L’AVVICINARSI ALLA CONCLUSIONE DELL’ENORME INCHIESTA ANTI-DOPING (NON SOLO CICLISTICO) INIZIATA NELL’ESTATE DELLO SCORSO ANNO.
UN LAVORO COLOSSALE PER DIMENSIONI ED IMPORTANZA DEI NOMI INDAGATI. L’EPICENTRO? ITALIANISSIMO; LA PROCURA DI PADOVA.

L’ indagine è forse la più importante mai messa in piedi negli ultimi decenni. L’obiettivo principe è il dottor Michele Ferrari e tutti i suoi assistiti passati e presunti attuali. Il nome “italiano” che tiene le redini di quest’inchiesta è quello del P.M. Benedetto Roberti, magistrato che da tre anni conduce le indagini più pesanti del doping in Italia. Riccò, Petacchi, Sella, Di Luca ed altri si sono seduti davanti a lui negli ultimi anni, e di cose ne hanno raccontate. Roberti è anche la persona che coordina il gruppo di lavoro che, a livello internazionale, sta cercando in ogni dove per trovare, se esistenti, le prove dell’eventuale doping del fuoriclasse americano Amstrong e di altri atleti, non solo ciclisti, che avrebbero in passato o starebbero oggi approfittando dell’operato del dottor Ferrari. Michele Ferrari è inibito dal CONI. Nessun tesserato può averci a che fare, altrimenti squalifica fino a 6 mesi. I nomi interessati dall’indagine riguardano un centinaio di persone tra medici, atleti e società. Non sono mancate nei mesi scorsi perquisizioni ad alcuni gruppi sportivi.
Le indagini non vivono soltanto di intercettazioni o pedinamenti, ma anche di controlli su conti bancari di mezzo mondo. Anche la Svizzera, solitamente cassaforte prediletta, ha dato piena collaborazione in questo, facendo emergere curiose combinazioni di nomi (prestanome) che indirettamente portano ancora a Ferrari.
Tutto è iniziato a luglio 2010 con un’unione d’intenti della polizia di Francia, l’Interpol, la Food and Drug degli Stati Uniti (ricordate Marion Jones finita in galera?), l’Italia con la Finanza di Padova e i NAS di Firenze, la Guardia Civil di Spagna e la polizia Svizzera per monitorare gli spostamenti degli atleti ma più ancora gli spostamenti di capitali.
A Benedetto Roberti è stato consegnato il premio Bardelli. Riconoscimento assegnato a chi dedica il suo impegno nella lotta conto il doping, e per la diffusione dello sport etico. Devastante il suo intervento alla consegna del premio, dove ha raccontato di giovani sportivi a cui venivano somministrati EPO, GH, sostanze coprenti, anche scadute. Raccontando anche di un famoso ciclista che aveva esaltato il pubblico a bordo strada, e dopo due ore di domande piangeva perché aveva capito che lui avrebbe pagato le sue colpe, mentre chi lo aveva aiutato nell’imbroglio forse no.
Cosa potrebbe cambiare rispetto al passato? Che l’inchiesta ha fin dall’inizio lavorato con una ragnatela larghissima per proporzioni, restringendosi sempre più proprio per non concentrarsi solo ed esclusivamente sugli atleti. È stato scoperto il probabile iter burocratico che serviva a mascherare finanziamenti illegali, aggirando eventuali investigazioni con il sistema che “ufficialmente” riguardava contrattazioni per i diritti d’immagine degli atleti. Inutile dire che quando si parla di diritti d’immagine, non è certamente questione di atleti di secondo piano.
Considerazione personale; dal Giro d’Italia è stato vietato l’uso di siringhe per le pratiche mediche nel ciclismo. Scelta criticata durante i giorni del Giro da Suor Alessandra e anche dall’ex ciclista Savoldelli (ex di Telekom, Discovery Channel, Astana ed LPR; vi dicono niente?) nelle loro valutazioni al processo alla tappa di maggio, considerandola una decisone esagerata. Cosa dispiace a questi professionisti del microfono? Che la gente possa così capire che i ciclisti fino a ieri non si affidavano soltanto a 20 minuti di buon massaggio e a una bella bistecca per cena, quando tornavano in albergo? Spiacenti cari e, se volete tenervi il vostro ciclismo, candidatevi per far parte dell’UCI invece di criticare sempre McQuaid quando questi non è lì a sentirvi, per poi star zitti quando ce l’avete a tiro. Oppure dite le stesse cose ad Adorni o Di Rocco che da un pezzo dell’UCI fan parte.
Questo mese Giro di Lombardia e presentazione del Giro a metà mese. E ora un po’ di vacanza.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Savo, De Stefano e company fanno parte dell' indotto, ci campano, figurati se non gli parano le terga.