«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

domenica 24 luglio 2011

THE PERFECT STRANGER.



Il Tour dei cerotti è di Cadel Evans (foto;atwistedspoke.com). Il canguro della BMC ha fatto un solo centro; quello buono.

COSTANZA, TANTA VOGLIA DI NON MOLLARE, E PROBABILMENTE ANCHE TANTA VOGLIA DI NON DIVENTARE UNA SPECIE DI ETERNO SECONDO.
CADEL EVANS VINCE IL GIRO DI FRANCIA, REGOLANDO SENZA DISCUSSIONE ALCUNA I FRATELLI SCHLECK NELLA CRONOMETRO DI GRENOBLE. CUNEGO MIGLIOR ITALIANO, MALE IVAN BASSO.

Qual’è la notizia? Forse che Andy Schleck è diventato l’erede di Jan Hullrich, grazie ad un’altro secondo posto in un grande giro. Però quando il vincitore è Cadel Evans, eccoti la storia di un ciclista che come pochi voleva vincere la corsa francese. Si perché non è stato il biondo lussemburghese a perdere la corsa, ma il canguro a vincerla.
Evans vince il Tour dei cerotti, grazie ad una continuità di rendimento che gli altri non hanno avuto. Ma soprattutto grazie ad una perfetta cronometro conclusiva, correndola in una situazione che l’australiano cercava fin dalla bella vittoria di Andy sul mitico Galibier. Sapeva che con più di 40 chilometri a cronometro (la stessa che aveva corso al Romandia) aveva tutto lo spazio per mangiare secondi a baby Schleck.
Il distacco inflitto al capitano del GS Leopard non è una sorpresa. L’anno passato solamente una mediocre cronometro di Contador (ricordate Alberto che pedalava come gli avessero ficcato una saponetta sotto al sedere?) aveva fatto pensare ad uno Schleck diventato migliore contro il tempo. L’unica preoccupazione per Evans sarebbe arrivata se Andy avesse avuto almeno un minuto e mezzo di vantaggio, o se il minuto scarso che aveva alla partenza della cronometro, fosse stato ad appannaggio di Contador.
Evans ha vinto quasi chirurgicamente il Giro di Francia, cercando di limitare i danni sulle montagne (evitando le cadute!) e rimontando quasi da solo un minuto e mezzo a Schleck il giorno in cui Andy vinse sul Galibier; quel giorno l’australiano aveva capito che era vicino al Tour come mai prima, e si è messo a tirare per molti chilometri, assumendosi l’onere di non lasciare Schleck troppo avanti. Poteva capitare solo una cosa. Che Contador riuscisse a far saltare tutti per aria il giorno della fenomenale fuga di 90 e rotti chilometri da Modane all’Alpe d’Huez. Avere Contador in giallo, o molto vicino in classifica, era probabilmente l’unica cosa che Cadel temeva. Bravo canguro!




Due volti del Tour; Cunego miglior italiano e Andy che ormai rischia di sognarsi la notte i Campi Elisi.

Al secondo posto ancora Andy Schleck. Almeno quando Ullrich collezionava secondi posti in Francia, era per colpa di un texano tremendo come pochi se ne sono visti. Tenendo conto che mezzi favoriti sono stati eliminati i primi dieci giorni da cadute multiple, che Contador aveva nelle gambe le fatiche del Giro, che quest’anno non c’era una squadra più forte di altre, non sappiamo cosa possa fare Schleck di diverso per vincere un grande giro. Ha tentato quasi tutto, ma ha trovato Evans migliore di lui, soprattutto a cronometro. Quando il Tour arrivava a Lourdes nella 13^ tappa, forse una passeggiata da quelle parti… Per il resto, le cadute hanno eliminato diversi attesi protagonisti, e allora andiamo a casa nostra.
Damiano Cunego ha salvato il bilancio italiano perché, se guardiamo a Ivan Basso, mai ci saremmo attesi un Basso così grigio e senza gambe. In tre settimane mai una minima azione, se non qualche “ricucitura” per rientrare su alcuni altri capitani che scattavano. Parlava del Tour dall’autunno scorso, ha rinunciato al Giro proprio per il Giro francese, si è avvicinato alla corsa come gli pareva lui. Ciclisticamente parlando, un fiasco da medaglia d’oro.
Cunego ha fatto poco di più senza entusiasmare, a parte Pancani. Limitandosi a stare coi primi (Cunego, non Pancani) è riuscito a ritagliarsi un posticino ottimo in classifica. Cassani parla di una ripartenza nella carriera dell’ex bocia. Forse doveva anche parlare del lavoro di Damiani, il nuovo DS, ex Gilbert, che sembra aver rinvigorito Damiano. Certo è che andando così piano a cronometro, hai voglia che Cunego torni ai vertici nei grandi giri. Allo “Svizzera” è stato veramente bravo, ma dieci giorni di corsa sono storia ben diversa di venti.
Si chiude quindi un Tour abbastanza piatto e noioso, e con la fine della corsa a tappe transalpina quasi tutti i grandi appuntamenti della stagione sono passati. Fin’ora l’Italia non ha vinto quasi niente. Ci resta poco nei prossimi mesi. Speranze esistono per la Vuelta con Nibali (corsa alla quale punta tale Di Luca Danilo), vedremo che razza di corsa sarà il Giro della Padania che “dovrebbe” corrersi a settembre, poi silenziosi verso i Mondiali per ruote veloci, dove non abbiamo molte speranze, se non per la prova femminile. Chi farà ferie, se le goda.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Ina Yoko !!!

Manuel (Ciclismo PST) ha detto...
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