«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

venerdì 1 luglio 2011

Luglio; l'editoriale



UN NOTO CICLISTA ITALIANO ARRIVA A QUATTRO SECONDI DAL GIRO DI SVIZZERA. SERVIZI TELEVISIVI NEI GIORNI DELLA CORSA? BEN POCHI, QUASI NIENTE. DOMANDA; IL CICLISMO “TIRA” ANCORA?
INTANTO, CON QUESTO VIATICO DI POESIA, PARTE IL GIRO FEMMINILE, CHE SPERIAMO TORNI AD ESSERE PIU’ ITALIANO, E CHE IL MENEFREGHISMO MEDIATICO LO CONOSCE BENE.

Che Damiano Cunego non sia un personaggio calamitante per i media sportivi è assodato. Mai stato uno che ha piacere a fare la star, mai stato uno abile a darsi delle arie. La sua quasi vittoria nella corsa a tappe elvetica è stata trattata al minimo sindacale dalla RAI, che ha dedicato ben poco al capitano della Lampre nei dieci giorni di gara. Certamente la vittoria di un 22enne agli US Open di golf è notizia che merita più attenzione (!). Comunque, è stato un peccato che la TV abbia dato così poche notizie sulla gara svizzera. Non si può pretendere che la RAI mostri tutte le corse di questo mondo, ma due o tre minuti di servizio giornaliero potevano essere mostrati. Mi chiedo; ma il ciclismo interessa ancora?
Mediaset sembra essersi venduta totalmente, e per sempre, a calcio e motociclismo. Da anni non si leggono due righe sulla possibilità di un’interessamento al riguardo del ciclismo. Su SportItalia si è potuto invece seguire il Giro del Delfinato. Sembra impossibile che la prima non abbia i mezzi per offrire degli appuntamenti ciclistici durante l’anno. Pensando al palinsesto sportivo di questi anni, sembra proprio che la vecchia Fininvest abbia quindi bellamente deciso di mandare in malora il ciclismo.
Su Bicisport di giugno un’osservazione di Franco Cribiori mette in risalto come la Gazzetta dello Sport non abbia dato mai una grande evidenza al Giro. Giusta tirata d’orecchie, pensando che il Giro è corsa Gazzetta. Personalmente ho sempre avuto ben poca fiducia sugli ultimi due Direttori della “rosea”. Non che dovessero essere onnipresenti come Cannavò, ma non mi hanno mai dato l’impressione di tenere al Giro, come andavano dicendo. Soprattutto non mi hanno mai dato sensazione di competenza al riguardo ciclistico. Effetto Boomerang causa doping?
Intanto, a Roma si abbassa la bandierina di partenza del 22° Giro-Donne. Arriviamo dalla settimana tricolore che consacra Noemi Cantele, per le vittorie in linea ed a cronometro (esauriente servizio su www.womenscyclingforall.blogspot.com). riguardo alla corsa rosa, che gara ci racconterà Don Lorenzo? Chiamarlo Giro d’Italia sembra un deciso controsenso, se andiamo a spulciare le ultime edizioni della corsa italiana. Nonostante il ciclismo femminile nostrano sia, a livello di nazionale, al top dal 2007 (3 mondiali in 4 anni con tre atlete diverse), i numeri di Casa-Italia al Giro sono scarsi.
Nelle ultime due edizioni della corsa rosa, abbiamo una sola vittoria italiana (Noemi Cantele; 6^ tappa 2009 Cerro al Volturno – S.Elena Sannita). Su 57 gradini del podio a disposizione, soltanto 9 volte un’italiana vi è salita. Nel 2009, oltre alla vittoria della Cantele, contiamo tre secondi posti ed un terzo. Nell’edizione dell’anno scorso ancora tre secondi posti ed un terzo. In queste ultime due edizioni gli Stati Uniti contano 8 vittorie di giornata, mentre sono 7 per la Germania. Perfino l’Olanda ha fatto meglio di noi, con le due vittorie 2010 della Vos.
Sulle strade italiane ci aggrappiamo a Giorgia Bronzini e Monia Baccaille per gli arrivi da 60 all’ora, a Noemi Cantele fresca di doppia maglia tricolore per gli arrivi di giornata, per la Berlato, la Scandolara, la Valentina Bastianelli per possibili speranze del domani, e con Tatiana Guderzo per la classifica che al Campionato Italiano era già “tirata” quasi a far capire che sulle salite non vuole lasciare scappare secondi fin dall’inizio.
Al Giro tornano in un sol colpo Marta Bastianelli che, dopo aver avuto tutto il tempo per riprendere il “colpo di pedale”, deve far vedere che il suo Mondiale non è stato solo un bel ricordo, e Fabiana Luperini vecchia (per modo di dire) regina del gruppo. La “Lupa” non si è mai fermata. Come correrà questo Giro? Gregaria di lusso per l’ex iridata Guderzo, oppure carta bianca con ruolo di capitana?
Ciclisticamente parlando, i motivi per seguire la corsa femminile ci sono. Certamente, in vista dell’avvenimento, la promozione giornalistica sembra per l’ennesima volta – MA ACCETTO BEN VOLENTIERI DELLE SMENTITE – fiacca al punto giusto.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Promozione fiacca e a LORO va benissimo così, corrono e sembra che stiano facendo un favore a quei quattro VERI appassionati di ciclismo cui interessa SOLO il ciclismo, potessero correrebbero nel deserto del Kalahari.E che ***** !!!