«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

mercoledì 13 luglio 2011

Giro-Donne 2011; lente d'ingrandimento


Emma Pooley (foto; sportplayerwall.com). La formica atomica ci ha sempre provato, ed infatti è stata la prima delle umane. Per lei la vittoria nella Teglio – Val di Dentro.

UN GIRO CHE ARRIDEVA ALLE SCALATRICI, HA PRESO LA VIA DELL’OLANDA; TERRA DOVE LE SALITE SFIORANO IL RIDICOLO, NAZIONE DEL TULIPANO, NAZIONE D’ECCELLENZA PER LA BICI E DELLA CICLISTA PIU’ COMPLETA CHE SI SIA MAI VISTA.
E CASA-ITALIA? BRAVE LE GIOVANI, MALACCIO IL RESTO.

Quando una ciclista vince 5 tappe su 10 giorni di gara, non sembra esserci molto da scrivere. Se poi segui la corsa quotidianamente, capisci il motivo di questa mancanza di argomentazioni. Marianne Vos ha stravinto il Giro 2011 con una devastante continuità di rendimento e risultati. Il percorso strizzava l’occhio alle scalatrici, con l’inglese Pooley come favorita principe viste le ascese previste. La britannica è stata l’unica che ha cercato di far venire il mal di gambe alla Vos, visto che le altre avversarie hanno corso nel modo migliore per non vincere. Attendiste, sempre ad aspettare di vedere cosa capitava, e muovendosi a stalla aperta e vacche scappate (paragone notoriamente ciclistico).
L’olandese si è imposta su cinque arrivi; Roma – Velletri (1^ tappa), Potenza Picena – Fermo (3^), Fontanellato – Piacenza (6^), Rovato – Grosotto (7^) ed Aglié – Ceresola Reale (9^), insieme a due secondi e un terzo posto di giornata, che le hanno fatto indossare la maglia rosa per 9 giorni su 10 di Giro, disintegrando le velleità di chi ambiva almeno alla classifica a punti e a quella dei GPM.
A 24 anni Marianne Vos potrebbe andarsene in pensione – sportivamente parlando – e star certa che tra 10 anni si farebbero ancora i paragoni con lei. Mondiale su strada, mondiale nel ciclocross, campionessa olimpica nella pista, diverse medaglie “soltanto” d’argento negli ultimi anni su strada, in linea, probabilmente perché tutte le nazionali corrono sempre contro di lei. Oggi ecco il Giro, gara che aveva già corso, gara dove aveva già vinto più volte diverse maglie, tra ciclamino e bianche, gara che oggi si porta a casa. Racconterà agli amici di averla vinta sul Mortirolo, cercando sul vocabolario olandese la parola “montagna” per far loro capire di cosa parla.

LE UMANE; Emma Pooley ha corso un Giro da co-protagonista. Attesa sulle tappe di montagna non ha tradito queste ultime, attaccando quando le pendenze lo permettevano. Ha perso il Giro, in buona parte, lungo la discesa del Mortirolo dov’è stata protagonista di una discesa abbastanza disastrosa. Flashback; al Giro d’Italia 2009 Emma veste in rosa. Lungo la discesa per S.Elena Sannita (al tempo traguardo della 6^ tappa) “consegna” la maglia di leader all’allora compagna Claudia Hausler, dopo una discesa piena di incertezze.
Arrivando da un’infortunio che in primavera le ha fatto interrompere la stagione, forse la scalatrice in miniatura non era al massimo della forma. Ma l’impressione è che finché esistono le discese, Emma dovrà cercare di fare ancor di più la differenza nelle salite per mettere fieno in cascina. A proposito di discese…
Pura poesia fatta ciclismo, che di chi scrive ne accarezza il silente sospirar del cuor, Tatiana Guderzo ha corso un Giro-Donne fiacco e per non vincerlo. Forse impaurita dalla forma strepitosa della Vos, la capitana del GS MCipollini ha corso sempre aspettando l’evolversi delle situazioni di corsa. Mai uno scatto per andarsene, o almeno un tentativo vero. Male nella cronometro finale non come risultato, quello lo puoi/devi accettare, ma nel vederla pedalare senza usare tutta la sede stradale per inserirsi nelle curve. Aveva già deciso che andava bene così? L’unica volta che abbiamo visto Tati andare come sa, è stata la sua fenomenale discesa dal Mortirolo dove ha fatto capire che come fegato non è seconda a nessun’altra, Vos compresa. Ancora una volta è stata la migliore delle italiane, ma il Giro non ti da 100 possibilità di lasciarsi prendere.

Brava Valentina! (foto; ciclonews.com)

Se guardando la classifica finale Tatiana Guderzo è stata la migliore delle italiane, guardando la corsa forse la più brava è stata Valentina Scandolara. La giovane ciclista veneta ha corso con bella grinta la prima parte del Giro. Atleta su cui i conoscitori ripongono buone speranze anche ora tra le elite (l’amico Alessandro Oriani da tempi non sospetti segue la ragazza del GS Gauss, e ne aveva notato le doti ciclistiche), è stata in fuga nella 1^ frazione, e senz’altro la migliore delle nostre rappresentanti nella seconda tappa (Pescocostanzo – Pescocostanzo), dove è riuscita da sola a rientrare sul gruppetto di fuggitive ben avanti a lei. E poi, ma era prevedibile, nella frazione con arrivo a Verona dove aveva tentato di scappar via, ed era tra le atlete che avevano composto il gruppetto delle fuggitive.
In quella tappa (Altedo – Verona), abbiamo assistito al “ritorno” della forte (quando vuole) gallese Nicole Cooke, protagonista di una delle vittorie più belle del Giro.

DO YOU SPEAK?...; L’ex iridata (voto 10 al suo italiano) ha “fatto” la corsa proponendo la fuga buona, e andando a guardare in faccia le compagne di fuga per incitarle a dare il loro contributo al tentativo di attacco. Nel finale ha tentato la scoccata decisiva riuscendo nel suo intento, e non si è fatta intimorire dal gruppo che pedalava ventre a terra per rientrare. Dando l’anima ha tenuto testa all’avanzare del plotone, imponendosi sul traguardo veneto per un pugno di secondi (dove la Vos si è imposta in volata. Ma pensa!..).
Al Giro le altre protagoniste straniere non hanno avuto molto spazio. La tedesca Judith Arndt si è confermata ai vertici, ed un’altro podio se lo porta a casa (seconda l’anno scorso, sarebbe arrivata seconda anche nel 2009, ma cadde e dovette ritirarsi nella penultima frazione con arrivo a Pesca Sannita). La corazzata HTC ha confermato la sua statura, visto che era l’unico GS che negli ultimi 20 o 25 chilometri delle frazioni impegnative aveva ancora una o due gregarie per la tedesca. Scrivendo di atlete teutoniche, Ina Yoko Teutemberg non ha fatto incetta di tappe come l’anno scorso (4), accontentandosi della vittoria nella 4^ tappa (Forlimpopoli – Forlì).
Sparita Claudia Hausler che due anni fa aveva vinto alla grande il Giro, poca storia per Mara Abbott vincitrice nell’edizione passata. Buon Giro per la svedese Emma Johansson, e menzione speciale per la britannica Shara Gillow. Come mai? È stata l’unica a vestire la maglia rosa, per un giorno, prima che la Vos se la riprendesse.

Elena Berlato (foto; Il giornale di Vicenza) era attesa a far vedere qualcosa. La classifica della “bianca”, e per un pelo fuori della 10 più brave, fa segnare il segno “+” nel suo Giro.

NAVIGANDO NELL’AZZURRO (SBIADITO) MAR…; E parlando di maglie importanti, ecco un ragno dal buco per le nostre rappresentanti del 53/12. L’iridata Bronzini ha collezionato 2 secondi posti. L’arrivo a Piacenza era stato pensato per lei, come raccontava l’atleta nell’intervista post gara, ma la velocista della Forno d’Asolo ha potuto solo seguire le ruote della Teutemberg e della Vos negli arrivi di Forlì e Piacenza. Monia Baccaille si è vista di più nella seconda frazione come lavoro di gregariato per la Guderzo che altro. Un 3° posto nell’arrivo di Forlì, è stato il bottino della due volte tricolore.
Della Guderzo già si è scritto ma restiamo nel GS M/Cipollini. Marta Bastianelli si è vista poco e niente. Ha tentato una fuga il primo giorno poi saluti a tutti e sempre nel gruppo. Fabiana Luperini ha fatto un’onesto Giro (termine per non dire che ha fatto poco più che presenza), si è vista nell’ultima giornata di salite. Si dice punti ai Mondiali del 2013. Evviva.
Più brava l’altra Bastianelli, Valentina. Quando ne aveva, testa bassa e via a provarci. Nonostante anche la ventiquattrenne sia ciclista di dimensioni mignon, non ha il motore da salita di Emma Pooley.
Noemi Cantele nuova regina tricolore (a cronometro ed in linea) fa un’elegante sfoggio della maglia per 10 giorni, un buon gregariato alla Pooley, ed un’intervista prima dell’ultima cronometro. Per il resto, è stata l’ultima vincitrice italiana per una tappa del Giro (6^ tappa Giro 2009: Fossacesia – Cerro al Volturno). Quando sei fresca tricolore, ma soprattutto hai vinto nientemeno che a Camin (!) l’anno prima, ci si attende di più.
Nel concreto, la situazione di Casa-Italia è ancora deludente. Da due anni non vinciamo una frazione al Giro; ha vinto più tappe la Vos da sola, quest’anno, che tutte le italiane in tre anni di corsa!

“W LA RAI, QUANTI GENI LAVORANO SOLO PER NOI!”; se avete avuto la possibilità di seguire i Mondiali di tiro con l’arco di Torino, avrete capito cos’è il Giro-Donne senza Don Lorenzo. Brava però la RAI per lo spazio dato alla corsa, con almeno 45 minuti al giorno di cronaca. Probabilmente mai così seguita. Effetto Bulbarelli? Probabile. L’effetto camomilla però ha dominato molti momenti di cronaca di tante tappe. È stato ridicolo l’aprire una finestra alla fine della tappa giornaliera del Tour, non per ricordare l’appuntamento con il Giro rosa, ma addirittura per dire come la frazione era finita, mostrando anche le fasi decisive.
“Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a ballare!” Silvio Martinello stupisce ed emoziona gli spettatori davanti la tivù, con questa dotta locuzione durante la 6^ tappa. Dopo la forte commozione del momento, va detto che questa frase ce la ricordavamo diversa. Vedere dei duri che iniziano a ballare fa riflettere… comunque, ancora vai a capire perché la RAI richiama Savoldelli a fare il commento tecnico l’ultimo giorno e Martinello sparisce. Partenza intelligente? Fatto sta che Paolo Savoldelli stesso aveva detto al Trofeo Binda, di fine marzo, che non aveva mai seguito il ciclismo femminile. Continuiamo così. Visto che il ciclismo in TV è cosa rara, quando lo raccontiamo mettiamoci gente che nemmeno lo segue. Evviva.
Nota di cronaca; sempre durante la 6^ frazione, il sottofondo sonoro alle parole dei telecronisti era un fastidioso concerto di grilli che accompagnavano la cronaca televisiva. Dov’erano? In mezzo ad un campo, a 6 chilometri dal centro abitato più vicino? Spaventose poi le interviste pre-gara in stile Speedy Gonzales. Cercando probabilmente di battere ogni record esistente, una domanda-una risposta e via con la corsa. Il record è della Berlato che, tra domanda ricevuta e risposta data, dovrebbe essere riuscita a restare sotto i 15 secondi.

I PINK FLOYD? A NASCONDERSI!; durante l’edizione del Giro 2009, colpiva il vedere i cartelli recanti i chilometri mancanti al traguardo appesi come salami ai rami degli alberi a bordo strada. Con il tempo i miglioramenti (?) sono stati evidenti. Non c’è stato più bisogno di appendere il cartoncino, perché da quest’anno ecco arrivare “l’uomo cartello”. Un essere umano che teneva in mano un cartello 40x30 cm. (cercando di non farsi investire), con numero e scritte nere su sfondo ciclamino. Per la serie; “Con questa scelta di colori non riesci a leggere un c***o di quel ch’è scritto, ma va bene così!”
La corsa più importante del calendario femminile. E meno male!
Per quest’anno (forse) è tutto.
W la Guderzo!

4 commenti:

The preacher ha detto...

Post supersonico, bravo Manuel !!!

Anonimo ha detto...

Troppo buono, UOMO, seguo la "Scando" dal 2007, era già una campioncina, non ho scoperto nulla. :-)

Manuel (Ciclismo PST) ha detto...

Beh,insomma, la Valentina la fotografavi spesso dicendo che prima o poi sta ragazza ingranava.

Anonimo ha detto...

Manca il salto di qualità da "buona" a campionessa, il tempo stringe.