«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

giovedì 1 ottobre 2009

Ottobre; l'editoriale.



DAI MONDIALI SVIZZERI NON SOLO MEDAGLIE (FEMMINILI!); CON L’ELEZIONE A VICE DEL PRESIDENTE DI ROCCO, LA SPERANZA CHE L’ARIA – FIN TROPPO VIZIATA – NELLE STANZE DELL’UCI POSSA INIZIARE A RIPULIRSI.
E POI DUE RIGHE E MEZZO SUL CICLISMO ROSA CHE FORSE, TIMIDAMENTE, A PICCOLI PASSI, PIAN PIANO, GUARDANDOLA CON OTTIMISMO E UN PELINO DI PASSIONE....

NOTA; se volete curiosare un po’ sul mondiale svizzero, andate a leggere il simpatico post dal titolo La Dolce Vita, che Alessandro ha scritto nel suo sito “Ciclismo Femminile” (come sempre link a fianco), per leggere quello che ha volte è il dietro le quinte di una corsa; emozioni, sensazioni, timori, speranze…

Con l’elezione di Renato Di Rocco a vice-presidente dell’Unione Ciclistica Internazionale, l’Italia guadagna importanza a livello decisionale e d’immagine. La speranza principale è diretta verso il cancro del doping, portato da ciclisti, DS, e dottori disonesti nell’ambiente delle gare. E anche verso una definitiva decisione sull’equilibrio delle squalifiche e sulla velocità nello stabilire le sanzioni. Qualunque sarà infatti la fine della ciclismo-novela verso lo spagnolo Valverde, qualunque sarà, il ciclismo esce in maniera ridicola da questa vicenda. Squalificarlo adesso per cose passate e toglierli le vittorie degli ultimi 2 o 3 anni? Come non fare la multa per eccesso di velocità quando doveva essere fatta, e farla quando invece non ce il superamento del limite per rimediare alla mancanza precedente.
E poi che venga decisa in modo uniforme l’entità delle squalifiche. Che situazioni come quelle della Bastianelli non vadano a ripetersi. Possibile che l’ex campionessa del mondo debba prendersi squalifiche pesanti come quelle di Riccò, oppure Vinoukurov o la Cucinotta che hanno volontariamente cercato il modo disonesto di correre? La prima stagione del simbolico “chilometro 0” – come lo avevo battezzato l’inverno scorso – va tra poco a chiudersi con qualche sicurezza in più nella lotta al doping, anche se certe frasi ottimistiche della coppia Bulbarelli e Cassani sembrano nascere più dalla speranza che non dalla certezza. (anche se va scritto che Auro Bulbarelli durante la cronaca della super cronometro di Cancellara ha messo le mai avanti). Altra cosa che speriamo possa sistemarsi e che alcune corse classiche del nostro calendario – com’anche altre classiche in altre nazioni – non vadano a scomparire per fare posto a gare nate più grazie ad un bell’assegno che non alla tradizione.

“Cara bici rosa, come ti va? Dalla terra di Gugliemo Tell ci hai portato medaglie e titoli. Sei una ragazzaccia, lo sai? Certe persone a volte si chiedono perché non sei seguita come quelle dei maschietti. Che mi dici? Forse la gente inizierà a considerare che anche le cicliste fanno fatica, invece di guardare solo Cunego, Valverde, Contador e compagnia come l’unica razza esistente di cavalieri della fatica? Ah, ma questa è storia vecchia, ricordi?
Lo sai, cara bici rosa, che Alessandro – incontrato nella bella Firenze per il ‘Toscana 2009’ – mi faceva notare un bel po’ di gente ad attenderti? E lui è uno che lo conosce il tuo ambiente e ti tiene d’occhio da anni e anni. E che a dispetto della mia prudenza, i dati d’ascolto in TV per il Giro di quest’anno sono stati ottimi, rispetto al passato?
Sarà mica che pian piano, con la pazienza dei piccoli passi stai facendo vedere che anche tu sai essere bella come le tue colleghe usate dai maschietti? Oh, beh certo,… vuoi mettere tutti i lustrini che loro hanno intorno? Sarà Sgarbozza che li rende così belli? (sta a vedere ch’è meglio lui di Roata?) Tu al massimo regali caramelle, un po’ di borracce e le tue padroncine non sono capaci di darsi tante arie (anche se qualcuna di loro se la ‘tira’ un pochetto).
Mah!, sai che ti dico, cara bici rosa? Che questo 2009 – risultati a parte – forse è più positivo di quel che pensavo. O sarà solo la mia testardaggine a cercare di vederti bella come le bici dei maschietti?” Che dici, sarò troppo cattivo con qualcuno? Forse. Beh, tu sai che io ho in po’ il dente avvelenato su questa cosa da un pezzo, ma se stiamo tutti lì a farci domande e basta, come le costruiamo le risposte? Ciao bici rosa, ci vediamo alla prossima. E grazie per le medaglie dalla svizzera.”

PS: a volte, nei siti internet (o blog, chiamateli come vi pare, ma io non saprei dov’è alla fine la differenza) capita di trovare persone che si lamentano di non vedere ciclismo rosa in giornali importanti. Smettiamola di lamentarci, e chi può faccia come Alessandro, che fa la felicità di Trenitalia pigliando treni per ogni dove, e racconta il ciclismo femminile. E dire di non comprare più un tal giornale o una tal rivista perché delle ragazze non parla, in concreto non risolve un’accidente. Usiamo i nostri blog per scrivere le lamentele? Usiamoli anche per raccontare il ciclismo rosa, far capire quello che capita, e spiegarlo a chi legge. Dai gente, su!