«Non ho mai potuto fare il dirigente sportivo perché nel nostro Paese la competenza nello sport è un elemento di destabilizzazione». Pietro Paolo Mennea.

martedì 20 ottobre 2009

Ciclo-Donne 2010; l'occasione d'oro?



CIAO CIAO 2009! Nuova regina del ciclismo (ma la Vos è sempre fantastica!) Tatiana è forse solo la punta di un’iceberg azzurro-rosa che ha iniziato ad emergere.

FINITA LA STAGIONE SU STRADA ANCHE PER L’ALTRA META’ DEL SELLINO, IL CICLISMO ROSA CHIUDE I BATTENTI CON RISULTATI DI GRANDE LIVELLO. MAGLIE IRIDATE SU STRADA E IDEM SU PISTA, CHE POTREBBERO ESSERE L’INIZIO DI UN PERIODO DA GUARDARE CON GRANDE ATTENZIONE (RACCONTATO COME SEMPRE DAL MITICO ROATA).

Il bosco ha già indossato l’ultimo vestito, fatto di colori giallo-arancio, e le nostre stufe hanno ricominciato a scaldarci le ossa, facendoci compagnia con il crepitare della legna arsa dal fuoco. Abbiamo ancora in mente (io, almeno) gli occhi a tutto schermo della Guderzo, sparati in mondovisione nel mezzogiorno italiano di fine settembre, com’anche della voce tremula d’emozione di Noemi Cantele nel dopo-cronometro di Mendrisio, al microfono di Alessandra ‘Wonder Woman’ De Stefano. Fatto sta che la stagione su strada ora è a nanna, lasciandoci risultati fantastici. Avevo sempre pensato che la Guderzo avrebbe vinto prima un Giro che non un Mondiale, e poi vedi che ti regala il ciclismo.
Nel settore strada troppo facile fare i nomi della Cantele e della Guderzo. Medaglie belle quanto meritate e volute, che però non devono far dimenticare quella che è stata una nazionale di ciclismo che forse mai aveva così tanta qualità da scaricare sui pedali. Avevo già scritto, in un post appena prima delle gare iridate, che la squadra italiana aveva fior di atlete anche tra le cosiddette seconde linee, che avrebbero indossato l’azzurro a Mendrisio. Quando hai una campionessa del mondo in carica, una campionessa italiana in carica e la Luperini a fare le gregarie, penso non serva precisare ancora di più. Le vittorie e le medaglie arrivano da un gruppo di cicliste che per la maggior parte di loro, e per età anagrafica (Luperini a parte), hanno la possibilità di essere ai vertici per altri 4 o 5 anni.
L’Italia rosa viaggia bene anche su pista. Non scordiamoci che l’inno di Goffredo Mameli, ha risuonato anche a inizio primavera grazie al titolo mondiale di Giorgia Bronzini – per l’appunto una delle azzurre di Mendrisio – per la sua vittoria sull’anello veloce della pista. Insieme alla Bronzini, sta andando sempre meglio Elena Frisoni che su pista mostra cose di grande livello, e che forse rappresenta quell’anello basato sulla continuità, che Annalisa Cucinotta ha voluto spezzare.
Mentre si facevano feste e contro-feste per la Guderzo, mi veniva in mente Marta Bastianelli. L’ex iridata iniziò la stagione con la maglia iridata che neanche in tempo d’arrivare al Giro e già dovette cambiare team, per questioni economico-sportive anche se di sportivo vai a sapere quante ce ne fossero veramente. Cosa che non diede troppi entusiasmi alla ciclista laziale, e che poi si ritrovò addosso la positività a causa di quelle boiate dimagranti, che le sono costati 2 anni di stop. Grossomodo, la ragazza si è goduta la maglia iridata per 6 mesi. Poi la botta. La rivedremo a Luglio e vedremo se riusciranno a farle fare il Giro d’Italia che i quel periodo, solitamente, prende il via. Potremmo ritrovarci a rinunciare alla Bastianelli, per un numero di giorni che sta sulle dita di una mano. Comunque, forza Marta, ti aspettiamo.
Sui discorsi del gradimento del pubblico alle gare non ci torno, perché ne ho scritto abbastanza. La speranza, personale, è che il prossimo Giro-Donne bazzichi ancora nella zona veneta, che da queste parti ci sarebbero certe strade da farci fior di gare. Ho ancora bei ricordi del crono-prologo dell’anno passato.
Chiudo con qualche riga per Diana Ziliute e Nicole Brandli che a quanto sembra hanno detto veramente stop. La Ziliute ha pedalato in gruppo dalla seconda metà degli anni ’90. Grande protagonista di vertice nelle corse più importanti al mondo per diversi anni, ha disputato un’estate 2009 di grande livello, chiudendo la carriera con la vittoria del Giro di Toscana (per i maschietti vale come una Vuelta), e dalla prossima stagione dovrebbe accomodarsi al volante dell’ammiraglia. Italiana (anzi, veneta) d’adozione, speriamo rimanga nell’ambiente in rosa per essere riferimento prezioso al movimento femminile, che con le belle parole ci si fa la birra.
Nicole Brandli deve principalmente al Giro il suo pedigree di campionessa. Con 3 vittorie in 5 stagioni (2001 – 2003 – 2005), e con piazzamenti quasi sempre sul podio italiano, la bionda ragazza svizzera si può considerare una ciclista simbolo della corsa in rosa insieme alla nostra Luperini. Un saluto a queste due atlete, un saluto alle altre, uno a Roata e buone vacanze, finché il timido sole di Gennaio non le farà risalire in sella. E se tra noi appassionati o appassionate di ciclismo si farà sentire anche soltanto un applauso in più, ecco che un regalo migliore, questo inverno, non potrebbe portar loro.



Firenze – Giro di Toscana 2009; a conclusione della manifestazione, Ziliute e Vos sul palco per la festa finale. La prima, una regina di ieri, per il passaggio di consegne alla regina del domani?




In crescita costante il 2009 della nostra regina tricolore; brava Monia!




Come non chiudere con un sorriso del mito di Ciclismo PST? Adesso si può proprio dire buon inverno a tutte!!

giovedì 1 ottobre 2009

Ottobre; l'editoriale.



DAI MONDIALI SVIZZERI NON SOLO MEDAGLIE (FEMMINILI!); CON L’ELEZIONE A VICE DEL PRESIDENTE DI ROCCO, LA SPERANZA CHE L’ARIA – FIN TROPPO VIZIATA – NELLE STANZE DELL’UCI POSSA INIZIARE A RIPULIRSI.
E POI DUE RIGHE E MEZZO SUL CICLISMO ROSA CHE FORSE, TIMIDAMENTE, A PICCOLI PASSI, PIAN PIANO, GUARDANDOLA CON OTTIMISMO E UN PELINO DI PASSIONE....

NOTA; se volete curiosare un po’ sul mondiale svizzero, andate a leggere il simpatico post dal titolo La Dolce Vita, che Alessandro ha scritto nel suo sito “Ciclismo Femminile” (come sempre link a fianco), per leggere quello che ha volte è il dietro le quinte di una corsa; emozioni, sensazioni, timori, speranze…

Con l’elezione di Renato Di Rocco a vice-presidente dell’Unione Ciclistica Internazionale, l’Italia guadagna importanza a livello decisionale e d’immagine. La speranza principale è diretta verso il cancro del doping, portato da ciclisti, DS, e dottori disonesti nell’ambiente delle gare. E anche verso una definitiva decisione sull’equilibrio delle squalifiche e sulla velocità nello stabilire le sanzioni. Qualunque sarà infatti la fine della ciclismo-novela verso lo spagnolo Valverde, qualunque sarà, il ciclismo esce in maniera ridicola da questa vicenda. Squalificarlo adesso per cose passate e toglierli le vittorie degli ultimi 2 o 3 anni? Come non fare la multa per eccesso di velocità quando doveva essere fatta, e farla quando invece non ce il superamento del limite per rimediare alla mancanza precedente.
E poi che venga decisa in modo uniforme l’entità delle squalifiche. Che situazioni come quelle della Bastianelli non vadano a ripetersi. Possibile che l’ex campionessa del mondo debba prendersi squalifiche pesanti come quelle di Riccò, oppure Vinoukurov o la Cucinotta che hanno volontariamente cercato il modo disonesto di correre? La prima stagione del simbolico “chilometro 0” – come lo avevo battezzato l’inverno scorso – va tra poco a chiudersi con qualche sicurezza in più nella lotta al doping, anche se certe frasi ottimistiche della coppia Bulbarelli e Cassani sembrano nascere più dalla speranza che non dalla certezza. (anche se va scritto che Auro Bulbarelli durante la cronaca della super cronometro di Cancellara ha messo le mai avanti). Altra cosa che speriamo possa sistemarsi e che alcune corse classiche del nostro calendario – com’anche altre classiche in altre nazioni – non vadano a scomparire per fare posto a gare nate più grazie ad un bell’assegno che non alla tradizione.

“Cara bici rosa, come ti va? Dalla terra di Gugliemo Tell ci hai portato medaglie e titoli. Sei una ragazzaccia, lo sai? Certe persone a volte si chiedono perché non sei seguita come quelle dei maschietti. Che mi dici? Forse la gente inizierà a considerare che anche le cicliste fanno fatica, invece di guardare solo Cunego, Valverde, Contador e compagnia come l’unica razza esistente di cavalieri della fatica? Ah, ma questa è storia vecchia, ricordi?
Lo sai, cara bici rosa, che Alessandro – incontrato nella bella Firenze per il ‘Toscana 2009’ – mi faceva notare un bel po’ di gente ad attenderti? E lui è uno che lo conosce il tuo ambiente e ti tiene d’occhio da anni e anni. E che a dispetto della mia prudenza, i dati d’ascolto in TV per il Giro di quest’anno sono stati ottimi, rispetto al passato?
Sarà mica che pian piano, con la pazienza dei piccoli passi stai facendo vedere che anche tu sai essere bella come le tue colleghe usate dai maschietti? Oh, beh certo,… vuoi mettere tutti i lustrini che loro hanno intorno? Sarà Sgarbozza che li rende così belli? (sta a vedere ch’è meglio lui di Roata?) Tu al massimo regali caramelle, un po’ di borracce e le tue padroncine non sono capaci di darsi tante arie (anche se qualcuna di loro se la ‘tira’ un pochetto).
Mah!, sai che ti dico, cara bici rosa? Che questo 2009 – risultati a parte – forse è più positivo di quel che pensavo. O sarà solo la mia testardaggine a cercare di vederti bella come le bici dei maschietti?” Che dici, sarò troppo cattivo con qualcuno? Forse. Beh, tu sai che io ho in po’ il dente avvelenato su questa cosa da un pezzo, ma se stiamo tutti lì a farci domande e basta, come le costruiamo le risposte? Ciao bici rosa, ci vediamo alla prossima. E grazie per le medaglie dalla svizzera.”

PS: a volte, nei siti internet (o blog, chiamateli come vi pare, ma io non saprei dov’è alla fine la differenza) capita di trovare persone che si lamentano di non vedere ciclismo rosa in giornali importanti. Smettiamola di lamentarci, e chi può faccia come Alessandro, che fa la felicità di Trenitalia pigliando treni per ogni dove, e racconta il ciclismo femminile. E dire di non comprare più un tal giornale o una tal rivista perché delle ragazze non parla, in concreto non risolve un’accidente. Usiamo i nostri blog per scrivere le lamentele? Usiamoli anche per raccontare il ciclismo rosa, far capire quello che capita, e spiegarlo a chi legge. Dai gente, su!